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Brexit: per i cittadini UE diritto automatico a vivere in UK

Tre emendamenti contrari al disegno di legge di iniziativa governativa sulla Brexit (EU Withdrawal Bill) sono stati approvati dalla House of Lords. In particolare, si prevede che i cittadini UE ottengano automaticamente il diritto a vivere in Gran Bretagna e l’abolizione del potere dei ministri di decidere quali sentenze dalla Corte di Giustizia UE possano essere ignorate o contraddette dai tribunali britannici. Inoltre, sono state respinte le proposte del Governo per proteggere l'indipendenza dei tribunali sulla legge UE dopo la Brexit. Quali saranno i prossimi passi in vista del “divorzio” con l’Europa?

La House of Lords, Camera non elettiva, si è espressa sul disegno di legge di iniziativa governativa sulla Brexit (EU Withdrawal Bill) approvando tre emendamenti contrari.

Il primo prevede che i cittadini UE ottengano automaticamente il diritto a vivere in Gran Bretagna dopo la Brexit e ricevano uno documento fisico che comprovi questo diritto.

E’ stato poi abolito il potere dei ministri di decidere quali sentenze dalla Corte di Giustizia UE possano essere ignorate o contraddette dai tribunali britannici.

Infine, sono state respinte le proposte del Governo per proteggere l'indipendenza dei tribunali sulla legge UE dopo la Brexit.

Va ricordato come il testo era stato approvato dalla Camera dei Comuni dove ora l’Esecutivo ha intenzione di riproporlo nella versione originaria per l’approvazione definitiva potendo godere di una maggioranza di 80 seggi. Toccherà poi al Parlamento europeo ratificare il testo il 29 gennaio 2020.

Secondo quanto riportato dalla BBC il Premier Boris Johnson terrà un discorso "speciale" ai britannici nella serata del 31 gennaio, il giorno in cui il Regno Unito lascerà l'Unione europea (va ricordato che il termine è stato prorogato rispetto a quello iniziale del 28 ottobre 2019 dal Consiglio Europeo, sulla base della richiesta del Regno Unito).

Si apprende poi che in occasione della Brexit, sarà coniata una speciale moneta da 50 pence sulla quale saranno incise le parole "Pace, prosperità e amicizia con tutte le nazioni".

Va evidenziato che il nuovo testo della dichiarazione negoziata da UE e Regno Unito contiene una significativa novità nella dichiarazione politica che riguarda il futuro delle relazioni economiche tra l'UE e l’UK, aspetto per il quale il Regno Unito ha optato per un modello basato su un accordo di libero scambio.

La dichiarazione politica prevede, infatti, l'impegno comune da parte dell'UE e del Regno Unito a negoziare un accordo di libero scambio ambizioso, senza dazi né contingenti tra l'UE e il Regno Unito. La dichiarazione afferma che impegni per la parità di condizioni (level playing field) dovranno garantire una concorrenza aperta e leale.

La natura esatta di tali impegni sarà commisurata all'ambizione dei futuri rapporti e terrà conto dell'interconnessione economica e della prossimità geografica del Regno Unito. È stato, inoltre, inserito un impegno delle parti alla non regressione degli impegni in materia ambientale, sociale e del lavoro e un richiamo ai principi ed agli impegni previsti nell'ambito dell'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Quali sono i possibili scenari? La prima possibilità è quella dell’approvazione approvazione dell'Accordo di recesso e della dichiarazione politica sul quadro delle future relazioni tra UE e Regno Unito, approvati dal Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre 2019, da parte del Parlamento britannico e recesso del Regno Unito entro il 31 gennaio 2020. Ulteriore possibilità è quella di una uscita a del Regno Unito dall'UE senza accordo il 31 gennaio 2020. Eventuale ulteriore proroga del termine ex art. 50, da parte del Consiglio europeo (da conseguire all'unanimità) rispetto alla scadenza del 31 gennaio 2020.

Va sottolineato come nel documento presentato dal Fondo Monetario Internazionale al Forum di Davos l’ipotesi di una uscita non ordinata del Regno Unito viene stimata poco probabile. In ogni modo come viene ricordato dal Dossier pubblicato sul sito della nostra Camera dei Deputati la Commissione europea ha promosso preparativi per adeguarsi a tutte le implicazioni possibili sottolineando che in caso di uscita senza accordo, il Regno Unito diventerà un Paese terzo senza regime transitorio.

Da quel momento tutto il diritto primario e derivato dell'UE cesserà di applicarsi al Regno Unito e non vi sarà il periodo di transizione previsto con notevoli disagi a cittadini e alle imprese. In questo scenario, le relazioni del Regno Unito con l'UE saranno disciplinate dal diritto pubblico internazionale generale, che comprende le norme dell'Organizzazione mondiale del commercio.

L'UE sarà tenuta ad applicare immediatamente la propria normativa e le proprie tariffe alle frontiere con il Regno Unito, inclusi i controlli e le verifiche del rispetto delle norme doganali, Inoltre, i soggetti del Regno Unito non potranno più essere ammessi a beneficiare delle sovvenzioni dell'UE e a partecipare alle procedure di aggiudicazione degli appalti dell'UE secondo le attuali modalità.

Per quel che riguarda il nostro Paese le questioni di maggiore rilevanza nazionale in campo economico sono la tutela delle indicazioni geografiche nell'agro-alimentare (Made in Italy), visto che l'Italia è il paese con il più alto numero di indicazioni geografiche protette in ambito UE, la tutela della stabilità finanziaria e della continuità operativa dei mercati e dei settori bancario, finanziario e assicurativo (sia localizzati in Italia, sia nel Regno Unito), anche al fine di evitare rischi di liquidità e di garantire certezza delle transazioni, nonché la protezione di depositanti, investitori e assicurati, la promozione di un'adeguata preparazione delle imprese e la gestione di emergenze relative ad alcuni ambiti settoriali, (trasporti, dogane, sanità, agricoltura, ricerca).

Va in ogni modo ricordato come Il 25 marzo 2019 il Governo italiano ha adottato il decreto Brexit (D.L. n. 22/2019 convertito in l. n. 41/2019) per assicurare la stabilità finanziaria e integrità dei ercati, la tutela dei diritti dei cittadini britannici residenti in Italia, nonché il rafforzamento della rete consolare nel Regno Unito e dell'assistenza nei confronti della comunità italiana ivi residente.

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/impresa/contratti-dimpresa/quotidiano/2020/01/21/brexit-cittadini-ue-diritto-automatico-vivere-uk

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