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Da Industria 4.0 a Industria 5.0: perché alle PMI serve un Innovation Manager per crescere?

L’Innovation Manager è una figura professionale strategica, a supporto delle aziende nel processo di trasformazione digitale, che ha il compito di rendere sistematica la creatività nelle aziende, e non più qualcosa di straordinario. Slegato dalle dinamiche strettamente produttive, l’Innovation Manager “invade” anche altri campi che vanno dal marketing alla gestione manageriale e finanziaria: per traghettare le aziende nel futuro prossimo questa figura professionale deve avere una forte esperienza lavorativa in ambiti aziendali, tecnologici e produttivi ma, deve avere prima di tutto una forte propensione strategica.

Il termine “Industria 4.0” è oramai di uso comune sia fuori che dentro le aziende e tende a identificare quella che da tutti è considerata la quarta rivoluzione industriale. Si è soliti risalire all’inizio di tale paradigma da un piano di politica industriale messo in atto da Governo tedesco nel 2011, al quale hanno fatto seguito numerosi altri paesi europei, inclusa l’Italia. A differenza delle precedenti “Rivoluzioni Industriali”, l’Industry 4.0 auspica la realizzazione della “fabbrica intelligente” ovvero un sistema produttivo dove c’è piena interconnessione tra le macchine e, soprattutto c’è la possibilità di raccogliere e analizzare tutti i dati necessari per migliorare l’efficienza complessiva delle aziende. Le tecnologie alla base della quarta rivoluzione industriale sono state identificate da diverse parti in Additive Manufacturing, Realtà aumentata, Robot autonomi, Big Data and Analytics, Cloud Computing, Cybersecurity, Integrazione orizzontale e verticale dei sistemi, Internet of Things e Simulazione. L’Italia, per il tramite del Ministero dello Sviluppo economico (MISE) ha puntato in maniera sostanziale sulla trasformazione del nostro sistema produttivo in ottica 4.0, realizzando a fine 2021 il Piano Nazionale Industria 4.0. Con tale documento è stata ufficializzata la politica industriale italiana sul nuovo paradigma industriale. Leggendo attentamente il documento si vede come le direttrici principali per realizzare la trasformazione industriale del sistema produttivo italiano passi per lo stimolo di investimenti innovativi, prevalentemente tramite agevolazioni di carattere fiscale, l’assicurazione della presenza di adeguate infrastrutture tecnologiche e la creazione di competenze specifiche. Dall’Industria 4.0 al nuovo paradigma dell’Industria 5.0 Sicuramente la quarta rivoluzione industriale ha segnato un passaggio storico nel rapporto tra macchina e uomo, tra tecnologia ed efficienza produttiva. Tuttavia, da più parti si è sentita l’esigenza di estendere tali conquiste ottenute “all’interno” della fabbrica anche verso la società nella sua completezza. Da qui nasce lo spunto di riflessione introdotto dalla Commissione Europea verso quella che a tutti gli effetti sarà definita come la quinta rivoluzione industriale ovvero Industria 5.0. La stessa Commissione, nel tracciare la rotta da seguire per i singoli Paesi Membri ha definito come i principi ispiratori di tale riforma devono essere quelli della centralità dell’essere umano nei processi produttivi, anche definita come Human-Centrality, la Sostenibilità e la Resilienza. L’innovazione tecnologica come fattore di crescita per il capitale umano Il primo concetto potrebbe sembrare scontato ma, proprio qui emerge la differenza tra le “rivoluzioni industriali” precedenti e quella futura, dove si è assistito alla sostituzione della mano d’opera dell’uomo con l’innovazione tecnologica. Nel progetto Industria 5.0 la figura dell’uomo vuole essere centrale e non mero fattore produttivo di scambio. Da tale punto di vista, l’innovazione tecnologica rappresenterà un fattore di crescita per il capitale umano presente in azienda. Il vero investimento sarà quello di creare ed utilizzare tecnologie che possano amplificare l’opera dell’uomo all’interno della fabbrica del futuro. Il principio della sostenibilità ha una forte connotazione efficientistica e mira proprio ad ottenere maggiori risultati mediante un minore uso di fattori produttivi ed un migliore sfruttamento delle fonti rinnovabili e di tutti i processi di economia circolare. Da tale punto di vista, si mira ad ottimizzare l’efficienza non più in senso statico, ovvero relativo ad un determinato momento storico ma in senso dinamico e, quindi pensando anche alle generazioni future e all’ambiente che lasceremo loro. La somma di tali principi vuole appunto che la quinta rivoluzione industriale rappresenti un beneficio per l’industria, per i lavoratori e per l’intera società. Le tre priorità dell’UE Come avverrà questo? La Commissione Europea ha previsto che per realizzare il passaggio all’industria del futuro sarà necessario perseguire le 3 priorità individuate rispettivamente: “An economy that works for people”, “European Green Deal” e l’”Europe fit for digital age”. Uno sguardo approfondito ad ogni priorità e sottoprogramma rivela proprio come nella visione di politica industriale Comunitario sia forte il rapporto simbiotico tra sviluppo industriale, economico e sociale. L’uso dei dati come carburante per l’innovazione e crescita delle PMI Italiane Dal punto di vista interno alle PMI, sarà importante che tali importanti cambiamenti di paradigma siano accompagnati da un uso sempre più consapevole dei dati. Oggi, più di prima sono a disposizione delle PMI una mole di dati come mai prima nella storia. Per tale ragione, sarà fondamentale creare sistemi che riescano in primis a misurare e poi ad interpretare i dati in chiave strategica. Il vantaggio della quarta rivoluzione industriale è anche questo, ovvero la possibilità di tracciare e misurare praticamente qualsiasi azione all’interno del settore produttivo. Le politiche industriali introdotte nel sistema Italia stanno lentamente portando i propri frutti. Infatti, è la stessa Istat a rilevare come nel 2021 il 60,3% delle PMI ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale, contro la media UE del 56%. Inoltre, nell’uso di dispositivi e sistemi IoT (Internet of Things) le impese con almeno 10 addetti sono ottave in Europa. Innovation Manager: figura chiave per una trasformazione compiuta Abbiamo visto come gli anni che stiamo vivendo siano densi di trasformazioni, anche radicali che da un lato stanno cambiando la vita nelle fabbriche e, dall’altro lato cambieranno presto non solo il mondo industriale e produttivo ma, anche la società nel suo complesso. La domanda che emerge con più forza all’interno del mondo delle PMI è proprio sulle concrete possibilità di cogliere i cambiamenti in atto e trasformarli in opportunità di crescita sia attuale ma, soprattutto futura. La risposta non viene da una singola strategia ma, questa volta da una figura professionale, ovvero l’Innovation manager. I cambiamenti in atto sono tanti e di diversa natura e non possono essere relegati nel solo ambito della tecnica produttiva. Infatti, coinvolgono più comparti aziendali e più ambiti della conoscenza umana. Per tale ragione, è fondamentale avere una figura professionale che, da un lato riesca a cogliere tutte le opportunità presenti e, dall’altro lato riesca a coordinare tutte le risorse aziendali coinvolte per declinare le possibilità offerte dalle misure di politica industriale in cambiamenti e miglioramenti concreti per le singole realtà aziendali. Partendo da tale concetto, è chiaro che un Innovation Manager è in generale una figura professionale che supporta le aziende nel processo di trasformazione che porta alla creazione sistematica del valore ma, soprattutto che riesce a cogliere tutte le sfaccettature legate all’innovazione per portarle concretamente in azienda. Proprio la necessità di dotarsi di un Innovation manager testimonia come l’innovazione all’interno delle aziende, di qualsiasi settore e dimensione, non sia più qualcosa di eccezionale ma di normale e quotidiano. In altri termini, l’Innovation manager è proprio quella figura che porta l’innovazione ad essere un’attività sistematica ed “ordinaria” all’interno delle aziende e, non più qualcosa di straordinario o di appannaggio esclusivo di alcune tipologie specifiche di azienda. In ottica Industry 5.0, la figura dell’Innovation Manager si slega dalle dinamiche strettamente produttive per “invadere” anche altri campi che vanno dal marketing alla gestione manageriale e finanziaria. In altre parole, la figura professionale che dovrà traghettare le aziende nel futuro prossimo deve avere una forte esperienza lavorativa in ambiti aziendali, tecnologici e produttivi ma, deve avere prima di tutto una forte propensione strategica. Tale capacità è tra tutte quella più importante, in quanto sarà quella che guiderà l’azienda verso una trasformazione compiuta. Poi sugli aspetti più pratici sarà importante rivolgersi a tecnici specializzati nei singoli ambiti. Tuttavia, sarà importante che le varie trasformazioni vengano guidate dall’alto con una chiara strategia, funzionale alle singole realtà aziendali.

Informazione promozionale Una gestione strategica e integrata è alla portata di tutte le aziende? Probabilmente, la risposta che daremmo oggi a questo quesito è no. Se è vero che l’innovazione deve essere approcciata in modo sistemico, questo deve essere basato sulla conoscenza di norme e standard, primo fra tutti lo standard ISO 56002 “Innovation management - Innovation management system - Guidance”, il primo Standard internazionale sui sistemi di gestione dell’innovazione, pubblicato il 15 luglio 2019 dall’International Organization for Standardization (ISO). Archita Engineering, impegnata sui temi dell’innovazione da anni si è affermata sempre più come partner affidabile per le aziende che puntano all’innovazione, un “Innovation manager di fiducia” accanto alle imprese che scelgono di evolversi e puntare sulla propria crescita. Questo anche grazie a un team di Innovation Manager certificati secondo la norma UNI 11814:2021, la recente norma sulle figure professionali operanti nell'ambito della gestione dell'innovazione. L’obiettivo di Archita è quello di portare competenze qualificate agli imprenditori, accompagnandoli nei loro progetti di innovazione e crescita, grazie a uno staff tecnico composto dai migliori “consulenti in innovazione”, capaci di integrare le proprie competenze per rendere i propri clienti sempre più competitivi in termini di sostenibilità.
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Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/impresa/management/quotidiano/2022/06/23/industria-4-0-industria-5-0-pmi-serve-innovation-manager-crescere

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