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Dazi USA: made in Italy a rischio. Le possibili soluzioni del Governo

Da venerdì 18 ottobre 2019 gli USA applicano dazi supplementari su tutti i prodotti europei inclusi nella black list pubblicata sul Federal Register, la Gazzetta Ufficiale del governo federale. Il via libera alla possibilità degli Stati Uniti di colpire l'importazione di beni che provengono dall'Unione europea con dazi, che ammontano a circa 7,5 miliardi di dollari, è arrivato dalla WTO come conseguenza della vittoria di Washington nella ultradecennale vertenza Airbus-Boeing per gli aiuti di Stato illegali dati da Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Tuttavia, ci saranno pesanti ripercussioni anche sui Paesi non coinvolti nella vicenda, come l’Italia per la quale si prevede un danno per i numerosi prodotti di eccellenza del made in Italy. Quali saranno le soluzioni per ridurre le perdite economiche?

Con la sua decisione arbitrale dello scorso 2 ottobre, l’organo di conciliazione (Dispute settlement body, DSB) del Wto/Omc (World Trade Organization) ha autorizzato gli Stati Uniti a imporre dazi punitivi per 7,5 miliardi di dollari sull’export dall’Unione europea, la sanzione più elevata nella storia dell’Organizzazione mondiale del commercio.

L’organo di risoluzione delle controversie, composto da rappresentanti dei 164 membri dell'OMC, ha infatti ritenuto che la richiesta statunitense rappresentasse una “giusta ritorsione” per l’aiuto illegittimo dato dall’UE alla società aerospaziale europea Airbus nello sviluppo e nel lancio di alcuni suoi modelli (A380 e A350).

E di questa decisione ne faranno le spese, oltre ai produttori di Airbus (Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna), anche l’Italia e gli altri paesi UE, dato che la controversia ha riguardato l’intera Unione europea quale rappresentante dell’Unione doganale.

Si prospettano gravi ripercussioni sull’economia europea, in ordine alle quali già da tempo la Ue si sta preparando con tutta una serie di dazi europei da far scattare contro l’import dagli Usa, scatenando una vera e propria guerra commerciale USA-UE.

Peraltro, in base alla regola del “carosello” (carousel retaliation) – come sottolineato da Coldiretti - gli Usa potranno modificare periodicamente la lista dei dazi e la percentuale (attualmente tra il 10% e il 25%) dopo i primi 120 giorni e, in seguito, ogni 180 giorni.

I dazi USA scatteranno un minuto dopo lo scoccare della mezzanotte del 18 ottobre 2019, salvo decisioni dell’ultimo minuto dell’amministrazione americana, anche per le merci già spedite o in transito entro tale termine.

I prodotti europei colpiti sono descritti nella lista pubblicata dall’USTR (Office of the United States Trade Representative) sull’allegato (Annex A ) al Federal Register (Vol. 84, No. 196 /Wednesday, October 9, 2019 /Notices 54245): “the U.S. Trade Representative has determined to impose additional duties on products of certain EU member States, as specified in Annex A to this notice. The annual trade value of the list of tariff subheadings subject to additional duties is approximately $7.5 billion, which is consistent with the WTO Arbitrator’s finding on the appropriate level of countermeasures”.

Ovviamente, la ritorsione di Trump mira a colpire tutti i prodotti UE maggiormente esportati oltreoceano così da favorire la produzione interna nei settori più deboli. Da qui, l’inclusione nella black list dei vini “fermi” francesi, così come dei macchinari, dell'industria metalmeccanica, degli pneumatici e degli alcolici tedeschi: questa misura, peraltro, avrà ripercussioni anche per l’Italia, dato che molte nostre imprese lavorano per il comparto industriale tedesco (in particolare, per quanto riguarda la componentistica). E ancora, tassato l’export dell’olio spagnolo e quello del Regno Unito su liquori, sull’industria alimentare, tessile.

Per quanto detto quindi, per l’Italia la scure dei dazi di Trump si abbatte sull’agroalimentare, settore che per il quale negli USA vengono commercializzati prodotti dall’Italian Sounding, cioè quelli che richiamano quelli del Belpaese utilizzando nomi “generici”, come Parmesan, Romano, Asiago e Provolone.

Tra i prodotti Made in Italy più colpiti vi saranno innanzitutto quelli lattiero-caseari d’eccellenza, come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano e il Provolone, seguiti da Pecorino, Gorgonzola, Asiago, Fontina, taleggio, caciocavallo e pure burro e yogurth.

Continuando a scorrere la descrizione dei prodotti troviamo tra i prodotti colpiti da questi “dazi aggiuntivi” (il 255 del valore del bene) anche gli agrumi (arance e clementine) e le pesche, i succhi e concentrati, e poi il prosciutto cotto, i salami e la mortadella, e ancora liquori, amari, cordiali e limoncello, funghi. Se l’Ue non trova un modo per sospendere l’azione americana, saranno questi i primi prodotti a subire una brusca battuta d’arresto nell’export.

La questione è al centro del Consiglio Agricoltura e Pesca dei ministri Ue (Lussemburgo, 14-15 ottobre 2019). In merito, il ministro delle politiche agricole (MiPAAF), Teresa Bellanova, chiede una “risposta fermissima dell’Europa a tutela delle nostre eccellenze e del nostro export sul mercato americano”, riconoscendo un rischio da 500 milioni di euro che avrebbe un impatto su filiere e interi territori del nostro Paese: “Il lavoro delle diplomazie va rafforzato ma allo stesso tempo bisogna immaginare la costituzione di un Fondo AzzeraDazi che metta al riparo le nostre imprese che non devono pagare per colpe non loro.

Non è possibile intervenire solo dopo che il danno si è già prodotto. A maggior ragione confermo l’urgenza di un Consiglio europeo straordinario dove si discuta di azioni concrete. Il Made in Italy è un valore nel mondo e come tale va difeso. Ai cittadini americani diciamo: scegliete l’autentico prodotto italiano, non lasciatevi ingannare dal falso cibo”.

Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/impresa/contratti-dimpresa/quotidiano/2019/10/18/dazi-usa-made-italy-rischio-possibili-soluzioni-governo

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