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News area Lavoro

Jobs Act e lavoro stabile: con le tutele crescenti non aumentano i licenziamenti

Le tutele crescenti non hanno reso più agevole il licenziamento dei lavoratori dipendenti. È quanto emerge dallo studio “I contratti a tempo indeterminato prima e dopo il Jobs act”, elaborato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro utilizzando i microdati CICO (Campione Integrato Comunicazioni Obbligatorie). Anzi, il contratto a tutele crescenti pare sopravvivere di più rispetto a quello tradizionale. La maggior parte dei licenziamenti è comminata per motivi economici, mentre il licenziamento disciplinare continua a interessare una quota marginale di neoassunti con le tutele crescenti.

L’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro ha elaborato, utilizzando i microdati CICO (Campione Integrato Comunicazioni Obbligatorie), lo studio “I contratti a tempo indeterminato prima e dopo il Jobs act”, con l’obiettivo di analizzare gli effetti derivanti dalla introduzione del regime delle tutele crescenti per i licenziamenti illegittimi, al fine di valutarne la maggiore o minore esposizione al rischio di cessazione rispetto a quanto verificabile in caso di applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

Preleva l’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro

Lavoro stabile dopo il Jobs Act

Il Jobs act ha modificato la disciplina che regola le conseguenze dei licenziamenti illegittimi, introducendo un meccanismo di calcolo aritmetico per la determinazione della indennità da riconoscere, legato all’anzianità di servizio.

L’analisi dei Consulenti del Lavoro è stata condotta confrontando gli “esiti occupazionali” degli avviamenti al lavoro a tempo indeterminato effettuati a partire dal 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del nuovo regime a tutele crescenti, con gli avviamenti effettuati tra il 2011 e il 2014 e, dunque, soggetti all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

Contratto a tutele crescenti

Il contratto “a tutele crescenti” non presenta maggiore rischio di licenziamento rispetto a quello soggetto al regime dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori: a 39 mesi dall’assunzione, risulta licenziato il 21,3% dei dipendenti assunti nel 2015 con il nuovo regime a fronte del 22,6% dei neoassunti con contratto tradizionale nel 2014.

Addirittura, il 39,3% dei contratti stipulati nel 2015 continuano ad essere attivi contro il 33,4% di quelli sottoscritti in regime di articolo 18.

Il licenziamento disciplinare continua a interessare una quota marginale di neoassunti con le tutele crescenti (2,8% contro 2,1%).

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, comunicato stampa 14/01/2020

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/amministrazione-del-personale/quotidiano/2020/01/15/jobs-act-lavoro-stabile-tutele-crescenti-non-aumentano-licenziamenti

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