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Industria 5.0: verso nuove sfide per la salute e la sicurezza sul lavoro

Per le imprese, le istituzioni e le forze sociali comprendere i fenomeni tecnologici in continua evoluzione è una sfida sempre più impellente; non per il domani, ma per l’oggi. Le imprese godono di una spinta naturale a sondare e adottare processi di innovazione per acquisire vantaggi competitivi. Le istituzioni e le forze sociali devono mantenere il contatto con la velocità della realtà per poterla interpretare e, quindi, governare correttamente. Mondi diversi che rivolgono l’attenzione a Industria 5.0: un nuovo paradigma produttivo che integra l'automazione avanzata, la collaborazione uomo-macchina e la sostenibilità. Una serie di sfide per la salute e la sicurezza, in relazione all’uso di sistemi basati sull’intelligenza artificiale, sul posto di lavoro. Come sempre, l’evoluzione delle tecnologie ci chiama a osservare, studiare e prendere decisioni critiche…

La tecnologia produce mutamenti sempre più rapidi. Allo stesso tempo, il suo sviluppo trova sbocchi improvvisi negli eventi che attraversano anche il mercato del lavoro. Basti pensare al peso che hanno assunto le tecnologie di rete già disponibili all’esplodere della pandemia. La necessità di mantenere, sia pure in modalità limitate, le attività produttive al momento nel quale siamo stati costretti al lockdown, ha stimolato una massiccia diffusione degli strumenti digitali e, di conseguenza, un’affermazione dei processi di smart working assai più veloce di quanto non sarebbe accaduto senza quella condizione di emergenza. Per le imprese, le istituzioni e le forze sociali, dunque, comprendere i fenomeni tecnologici in continua evoluzione è una sfida sempre più impellente. Acquisire la capacità culturale di mantenere un contatto concreto con questa progressione è una sfida critica non per il domani, ma per l’oggi. Le imprese godono di una spinta naturale a sondare e adottare processi di innovazione per acquisire vantaggi competitivi. Le istituzioni e le forze sociali devono mantenere il contatto con la velocità della realtà per poterla interpretare e, quindi, governare correttamente. Nel settembre del 2016 fu lanciato il Piano Nazionale Industria 4.0 che, nel solo 2017 - primo anno di operatività del Piano stesso - distribuì 13 miliardi di incentivi fiscali e 10 di investimenti alle imprese che adottarono le tecnologie digitali abilitanti l’industria 4.0. Sette anni più tardi il mondo delle attività produttive e gli studiosi dell’innovazione e dei suoi risvolti sociali, rivolgono l’attenzione a un nuovo step di questi processi: Industria 5.0.Di cosa si tratta? Già nel 2020, tre studiosi - Francesco Longo e Antonio Padovano, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale dell’Università della Calabria e Steven Umbrello, del Dipartimento di Filosofia e Scienze della Formazione dell’Università di Torino - hanno spiegato, in un articolo intitolato “Value-Oriented and Ethical Technology Engineering in Industry 5.0: A Human-Centric Perspective for the Design of the Factory of the Future”, che: “sebbene le aziende manifatturiere si trovino attualmente in un punto di transizione in quella che è stata chiamata Industria 4.0, una nuova ondata rivoluzionaria, l'Industria 5.0, sta emergendo come una ‘Età dell'Augmentazione’ in cui l'uomo e la macchina si riconciliano e lavorano in perfetta simbiosi l'uno con l'altra. Gli ultimi anni, infatti, hanno contribuito a richiamare l'attenzione sul design centrato sull'uomo dei sistemi di produzione cyber-fisici (CPPS) e sulla genesi di un ‘Operatore 4.0’, due nuovi concetti che sollevano significative questioni etiche riguardanti l'impatto della tecnologia sui lavoratori e sulla società nel suo complesso […]”.Industria 5.0 rappresenta, perciò, quello che si potrebbe definire un nuovo paradigma produttivo che integra l'automazione avanzata, la collaborazione uomo-macchina e la sostenibilità. Insomma, un’evoluzione dell'Industria 4.0. L’intento di Industria 5.0 sarebbe, perciò, quello di rendere la produzione qualitativamente migliore, con l’obiettivo di creare un ambiente di lavoro innovativo, fondato su una migliore commistione tra le capacità umane e le tecnologie digitali. Di questo, e di temi connessi, si è discusso al convegno “Nuovi modelli di organizzazione del lavoro, digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuovi rischi: quali prospettive per l’obbligo di tutela della salute e della sicurezza?”, promosso ad Ambiente Lavoro Fiera 2023, dall’Osservatorio Permanente su Ambiente, Lavoro e Sicurezza fondato da Deal, Ambiente Lavoro, Lavoro&Welfare e Studio Labores. Al convegno è stato presentato l’“Annuario dell’ambiente, della salute e della sicurezza sul lavoro”, prima edizione di questa pubblicazione dell’Osservatorio. Nella quale, uno dei molti capitoli intitolato “L’organizzazione del lavoro che cambia: digitalizzazione, intelligenza artificiale e salute” rivolge la sua attenzione al tema dei nuovi modelli organizzativi dell’impresa digitalizzata. Su questo fronte rileviamo che “i processi di robotizzazione delle attività produttive, il dilagante uso dell’intelligenza artificiale e la diffusione del lavoro a distanza creano, da una parte, nuove opportunità di carriera, di inclusione lavorativa e di maggiore equilibrio vita-lavoro. Al contempo, tali innovazioni possono ridurre i rischi correlati alle attività lavorative pericolose”. C’è, dunque, di che studiare e approfondire in merito a processi in rapidissima affermazione che presentano risvolti anche contraddittori tra nuove capacità e nuovi rischi. Di questo si occupa una delle Istituzioni della UE, l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, in un progetto di ricerca indirizzato a fornire informazioni approfondite per la politica, la prevenzione e la pratica in relazione alle sfide e alle opportunità della digitalizzazione. Osserva lo studio che “una serie di sfide per la salute e la sicurezza, in relazione all’uso di questi sistemi basati sull’intelligenza artificiale sul posto di lavoro, derivanti principalmente dall’interazione di tali sistemi con i lavoratori, come collisioni impreviste, dipendenza eccessiva e così via, ma anche legate a problemi psicosociali e aspetti organizzativi, esistono e devono essere affrontate”. D’altra parte “nuovi sistemi di monitoraggio per la sicurezza e la salute dei lavoratori, come app per smartphone, dispositivi indossabili, telecamere di monitoraggio mobili o droni, occhiali intelligenti, dispositivi di protezione individuale intelligenti, vengono sviluppati con l’obiettivo di monitorare e migliorare la sicurezza. Possono essere utilizzati, ad esempio, con l'obiettivo di indagare lo stato fisiologico o mentale dei lavoratori, come il livello di stress, affaticamento, vigilanza e frequenza cardiaca, nonché la postura e il movimento del corpo, per monitorare la posizione dei lavoratori in aree pericolose, istruire i lavoratori, allertare i dirigenti dei lavoratori o addirittura i servizi di emergenza”. Come sempre, ma più rapidamente e con una vastità di argomenti inusitata, l’evoluzione delle tecnologie ci chiama a osservare, studiare e prendere decisioni critiche che riguardano le politiche industriali, la capacità di stare sui mercati, la qualità del lavoro e la tutela della salute e della vita. Copyright © - Riproduzione riservata

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2023/11/25/industria-5-0-nuove-sfide-salute-sicurezza-lavoro

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