Riforma della medicina territoriale: le criticità evidenziate da Confprofessioni
Confprofessioni esprime preoccupazione per la bozza di riforma della medicina territoriale proposta dal Ministero della Salute, ritenuta potenzialmente lesiva dell’equilibrio del Servizio Sanitario Nazionale. Viene evidenziata l’assenza di un adeguato confronto con le rappresentanze professionali e il rischio di effetti negativi sull’organizzazione delle cure primarie. Particolare attenzione è posta sulle criticità tecniche legate ai requisiti di accesso alla dipendenza e sull’impatto che tali misure potrebbero avere sulla tenuta del sistema, soprattutto nelle aree più fragili. Emergono inoltre timori per la possibile compressione dell’autonomia professionale e per la sostenibilità delle nuove strutture territoriali.
Con un comunicato stampa del 27 aprile 2026, Confprofessioni ha espresso una forte preoccupazione in merito alla bozza di riforma della medicina territoriale attualmente in discussione presso il Ministero della Salute, evidenziando numerose criticità sia sotto il profilo organizzativo sia rispetto agli effetti sul sistema delle cure primarie.Il Presidente di Confprofessioni, Marco Natali, intervenendo anche a seguito delle segnalazioni provenienti dalle associazioni aderenti Fimmg e Fimp, ha sottolineato come l’impianto del provvedimento rischi di incidere in modo significativo su un pilastro fondamentale del Servizio Sanitario Nazionale, senza che sia stato preventivamente attivato un adeguato confronto con le rappresentanze professionali coinvolte. Tale assenza di dialogo viene considerata particolarmente critica in un contesto che richiederebbe invece una condivisione ampia e strutturata delle scelte riformatrici.Nel merito delle disposizioni, viene evidenziata la problematicità di alcuni passaggi tecnici, tra cui la previsione che subordina l’accesso alla dipendenza al possesso di una specializzazione. Secondo Confprofessioni, tale impostazione non tiene conto della storica incompatibilità tra i percorsi formativi, con il rischio concreto di penalizzare un’intera generazione di medici e pediatri. Una simile impostazione potrebbe determinare un progressivo abbandono della medicina territoriale, in particolare da parte dei professionisti più giovani e nelle aree geografiche già caratterizzate da maggiore fragilità.Le possibili conseguenze di tale scenario vengono individuate in una riduzione della presenza dei medici nelle strutture territoriali, quali le Case di Comunità, e in un conseguente incremento della pressione sui Pronto Soccorso, con effetti negativi sia sulla gestione delle patologie croniche sia sulla qualità complessiva dell’assistenza ai pazienti.Ulteriori criticità sono individuate con riferimento al rischio di una compressione dell’autonomia clinica dei professionisti. Confprofessioni evidenzia, infatti, come modelli organizzativi eccessivamente standardizzati e basati su indicatori di performance possano trasformare il ruolo del medico e del pediatra di famiglia, riducendone l’indipendenza gestionale e la capacità decisionale. In tale prospettiva, viene ribadita la necessità che le Case di Comunità si configurino come luoghi di reale integrazione e presa in carico del paziente, evitando assetti organizzativi rigidi che possano incidere sulla libera scelta del cittadino.Alla luce di tali considerazioni, Confprofessioni ha rivolto un appello al Ministero della Salute affinché venga sospeso l’iter della riforma e avviato un confronto immediato con le parti interessate. L’obiettivo dichiarato è quello di pervenire a una revisione della medicina territoriale che, pur riconosciuta come necessaria, sia costruita su basi condivise, nel rispetto della dignità professionale degli operatori e supportata da adeguate risorse, al fine di evitare il rischio di realizzare strutture prive di reale funzionalità e del fondamentale rapporto fiduciario tra medico e paziente.Copyright © - Riproduzione riservata
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