Gestione preventiva della crisi d’impresa: dai commercialisti modelli europei a confronto
Il documento “L’emersione anticipata della crisi: ordinamenti a confronto”, pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionali dei Commercialisti, analizza gli strumenti di early warning e gestione preventiva della crisi adottati in Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, confrontandoli con il modello italiano delineato dal Codice della crisi. L’indagine considera la Direttiva (UE) 2019/1023, che promuove interventi tempestivi sulle difficoltà aziendali, ponendo attenzione su individuazione precoce, continuità aziendale e dialogo anticipato con i creditori. L’analisi evidenzia differenze tra gli ordinamenti in termini di riservatezza, ruolo dell’autorità giudiziaria, misure protettive e posizione dei creditori. La composizione negoziata è assunta come parametro di confronto. Il lavoro offre un quadro comparato utile anche alla luce della Direttiva (UE) 2026/799, che mira ad armonizzare alcuni profili delle procedure di insolvenza.
Il Consiglio e la Fondazione Nazionali dei Commercialisti hanno pubblicato, il 20 maggio 2026, il documento dal titolo “L’emersione anticipata della crisi: ordinamenti a confronto” elaborato nell’ambito della Commissione di studio “Insolvenza internazionale” operante nell’area di delega “Gestione della crisi di impresa e procedure concorsuali”, alla quale sono delegati i consiglieri nazionali Cristina Marrone e Pierpaolo Sanna. L’obiettivo è di offrire una ricognizione degli strumenti di emersione anticipata della crisi d’impresa presenti in alcuni ordinamenti europei e nel Regno Unito, mettendoli a confronto con il modello italiano delineato dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.La selezione dei Paesi analizzati risponde a due criteri: la rilevanza dei rispettivi sistemi nel panorama europeo della ristrutturazione preventiva e l’intensità dei rapporti economici e societari con l’Italia.L’analisi considera la Direttiva (UE) 2019/1023, che, escluso il Regno Unito, ha spinto gli Stati membri a introdurre strumenti idonei a favorire interventi tempestivi sulle difficoltà aziendali, prima che evolvano in insolvenza irreversibile o in procedure liquidatorie. La Direttiva pone l’accento su tre aspetti:- individuazione precoce delle difficoltà,- tutela della continuità aziendale quando perseguibile,- avvio anticipato del confronto con i creditori.Sono stati esaminati, in chiave comparata ove possibile, gli ordinamenti di Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, per verificare come ciascuno abbia tradotto tali esigenze in istituti concreti, differenti per grado di riservatezza, ruolo dell’autorità giudiziaria, posizione dei creditori e funzioni attribuite al debitore. Il lavoro non si limita alla descrizione delle discipline straniere, ma mira a individuare, rispetto al sistema italiano, punti di contatto, divergenze strutturali ed elementi utili anche sul piano operativo.La composizione negoziata rappresenta oggi, nell’ordinamento italiano, lo strumento principale per l’emersione tempestiva e la gestione assistita delle difficoltà aziendali. Il modello italiano è assunto come parametro di confronto, senza pretese di analisi esaustiva, già oggetto di altri approfondimenti. L’obiettivo è collocarlo nel più ampio quadro degli strumenti di gestione anticipata della crisi adottati in altri Stati, caratterizzati da scelte normative non sempre sovrapponibili quanto a presupposti di accesso, ruolo del giudice, misure protettive ed esiti della negoziazione.L’analisi segue una struttura uniforme: presupposti di accesso, modalità di avvio, ruolo dell’autorità giudiziaria o amministrativa, presenza di figure terze, misure protettive e cautelari, autonomia gestionale dell’imprenditore ed esiti delle trattative.Particolare attenzione è dedicata alla presenza, nei vari ordinamenti, di strumenti assimilabili al concordato semplificato o comunque idonei a costituire uno sbocco successivo al mancato accordo negoziale.Dal confronto emerge l’assenza di un modello unico: alcuni sistemi privilegiano riservatezza e autonomia del debitore, altri attribuiscono un ruolo più incisivo al giudice o a soggetti terzi, altri ancora valorizzano meccanismi di omologazione e di estensione degli effetti dell’accordo. Questa prospettiva consente di comprendere meglio la collocazione della composizione negoziata italiana nel contesto sovranazionale e di valutarne l’effettivo funzionamento anche alla luce delle novità attese con l’attuazione della Direttiva (UE) 2026/799, volta ad armonizzare alcuni profili delle procedure di insolvenza.Copyright © - Riproduzione riservata
CNDCEC – FNC Ricerca, documento 20/05/2026
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