Intelligenza artificiale e lavoro: l’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
L’Intelligenza Artificiale entra sempre più stabilmente nei processi lavorativi e decisionali delle aziende italiane, ma la sua diffusione appare molto più veloce della capacità organizzativa di governarne gli effetti. È quanto emerge dalla ricerca “Come l’IA sta cambiando il lavoro: opportunità, rischi e scenari”, presentata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro al Festival del Lavoro 2026. I dati evidenziano un utilizzo ormai quotidiano dell’IA soprattutto tra lavoratori altamente qualificati, con impatti significativi sulla produttività e sull’organizzazione del lavoro. Parallelamente, però, emergono forti criticità legate alla carenza di formazione, all’assenza di regole aziendali e al crescente affidamento dell’IA a processi decisionali complessi. Lo scenario delineato mostra un mercato del lavoro in rapida trasformazione, nel quale il vero rischio non sembra essere l’Intelligenza Artificiale in sé, ma l’assenza di una strategia di accompagnamento delle competenze e delle relazioni professionali.
La ricerca presentata dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro fotografa un dato ormai evidente: l’Intelligenza Artificiale non rappresenta più uno strumento marginale o sperimentale, ma una componente stabile delle attività lavorative quotidiane. Secondo l’indagine il 79,3% degli utilizzatori dell’IA appartiene alle professioni più qualificate. Ancora più significativo è il livello di utilizzo: il 68,7% degli utenti dichiara di utilizzare l’IA ogni giorno, mentre il 21,6% la utilizza costantemente durante l’attività lavorativa.L’aspetto forse più rilevante emerso dalla ricerca riguarda il progressivo utilizzo dell’IA nei processi decisionali.Non si tratta più soltanto di automatizzare attività ripetitive o generare contenuti standardizzati.L’indagine evidenzia infatti che il 40,5% degli utilizzatori quotidiani ricorre all’IA per il supporto alle decisioni, mentre il 25,9% degli utenti occasionali la utilizza con la stessa finalità.Secondo la ricercar il 57,8% degli intervistati dichiara di utilizzare l’IA per attività che in passato avrebbe affidato a collaboratori o consulenti, mentre il 52,4% utilizza l’IA per sviluppare idee e soluzioni invece di confrontarsi con superiori o colleghi.L’efficienza operativa rischia infatti di produrre:- isolamento decisionale;- impoverimento del confronto professionale;- riduzione dei processi collaborativi;- erosione progressiva delle competenze relazionali.Il 19% ha utilizzato strumenti IA senza essere in grado di valutarne il risultato mentre il 18,3% ha accettato suggerimenti dell’IA più per rapidità che per convinzione.L’adozione dell’IA sta procedendo più rapidamente della maturazione delle competenze necessarie per gestirla correttamente.Nella maggioranza delle aziende l’uso dell’IA è lasciato all’iniziativa individuale, non esistono procedure condivise, manca una governance organizzativa, non vi sono regole chiare sulla gestione dei dati e delle decisioni.Il comunicato della Fondazione Studi sottolinea un aspetto particolarmente importante: l’Intelligenza Artificiale non deve essere considerata un nemico da combattere, ma uno strumento da comprendere e governare.Copyright © - Riproduzione riservata
Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, indagine IA e Lavoro,, 22/05/2026
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