Stablecoin e tutela della privacy: quadro UIF per un’adozione conforme ai requisiti KYC/AML
Il quaderno n. 35 della UIF dal titolo “Verso un approccio attivo alle privacy stablecoins: il quadro per un'adozione scalabile e conforme ai requisiti KYC/AML”, esamina il potenziale delle privacy stablecoins come strumenti di pagamento al dettaglio, evidenziando i limiti delle soluzioni basate su blockchain pubbliche in termini di scalabilità, conformità KYC/AML e tutela della riservatezza. Le architetture di Layer‑2 con tecnologie di zero‑knowledge proof potrebbero conciliare efficienza operativa, privacy delimitata e requisiti regolamentari, ma restano in fase iniziale e soggette a rischi tecnici, inclusi errori nei sistemi ZKP. Un’adozione ampia richiede anche la disponibilità di stablecoin denominate in valute diverse dal dollaro, per garantire il pieno rispetto del principio NQA. Poiché il mercato potrebbe non convergere spontaneamente verso soluzioni pienamente conformi, il lavoro sottolinea la necessità di un ruolo attivo delle autorità nel coordinamento e nel dialogo con sviluppatori e operatori, così da orientare l’innovazione verso modelli coerenti con obiettivi pubblici e privati.
L’Unità di Informazione Finanziaria ha pubblicato il quaderno n. 35 dal titolo “Verso un approccio attivo alle privacy stablecoins: il quadro per un'adozione scalabile e conforme ai requisiti KYC/AML”.Il lavoro analizza il potenziale delle stablecoin che preservano la privacy ("privacy stablecoins") come strumenti di pagamento al dettaglio.In esso l’autore sostiene che le stablecoin attualmente utilizzate su blockchain pubbliche (Layer-1) presentano limiti strutturali in termini di scalabilità, conformità normativa e tutela della privacy.Le architetture di Layer-2 basate su meccanismi di tutela della privacy potrebbero superare tali vincoli, combinando maggiore efficienza operativa con meccanismi che consentono di conciliare riservatezza degli utenti e controlli regolamentari.Sebbene queste soluzioni siano ancora in una fase iniziale di sviluppo, la loro diffusione dipenderà in misura decisiva dall'evoluzione tecnologica e dall'approccio adottato dalle autorità.Nel condurre questo esame, pur mantenendo un linguaggio accessibile, il lavoro introduce alcuni elementi tecnici – tra cui le tecnologie di zero-knowledge proof (ZKP) – con l’obiettivo di offrire una base concettuale comune per policymaker, operatori dei mercati finanziari e soggetti attivi nello sviluppo di queste tecnologie.Si sottolinea inoltre l’importanza, ai fini di un pieno rispetto del principio NQA, di superare il rischio di cambio, dato che le due stablecoin che attualmente coprono in misura preponderante il mercato sono entrambe ancorate al dollaro americano. Quindi, ulteriore condizione per un ampio sviluppo delle stablecoin nei pagamenti al dettaglio è la disponibilità di strumenti di questa categoria denominati anche nelle altre valute principali.L’effettiva attuazione del principio NQA – e quindi delle condizioni operative di scalabilità dimensionale, scalabilità normativa e privacy delimitata – dipenderà in modo critico dalle prossime evoluzioni della tecnologia. L’innovazione in questo ambito sta avanzando rapidamente, ma il percorso tecnologico resta aperto a esiti differenti. Alla luce dell’ampio spettro di soluzioni tecniche possibili e della complessità nel combinare elementi spesso molto sofisticati, è possibile, ma tutt’altro che certo, che le privacy stablecoin realizzino il loro potenziale nel senso sopra indicato. Inoltre, non va sottovalutato il rischio di errori nello sviluppo di sistemi complessi, in particolare nelle tecnologie ZKP, che potrebbero compromettere il raggiungimento dei risultati attesi.In effetti, non vi è garanzia che le forze di mercato, lasciate operare in totale autonomia, convergeranno spontaneamente verso soluzioni che concilino elevati livelli di innovazione tecnologica con un pieno rispetto della normativa. È plausibile che prevalga la ricerca di un equilibrio tra rispetto degli obblighi normativi e preferenze degli utenti, senza che tale equilibrio coincida necessariamente con il pieno perseguimento di tutti gli obiettivi regolamentari.Si pone quindi un classico problema di coordinamento: non vi è garanzia che le forze di mercato da sole convergano verso architetture pienamente in linea con i requisiti posti dalle autorità. Se queste ultime adottassero un approccio del tutto passivo, nel tempo potrebbero consolidarsi equilibri subottimali, che amplierebbero lo spazio per attività di riciclaggio.Il lavoro conclude sottolineando l’importanza di un ruolo attivo di coordinamento da parte delle autorità, che potrebbero promuovere il dialogo con sviluppatori, intermediari e partecipanti al mercato, al fine di favorire uno sviluppo delle innovazioni coerente sia con le esigenze del settore privato sia con quelle del settore pubblico.Copyright © - Riproduzione riservata
UIF, quaderno dell’antiriciclaggio luglio 2026, n. 35
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