Gender pay gap: Italia tra i Paesi UE con il divario retributivo più basso
Il divario retributivo di genere in Italia si attesta al 5,3%, contro una media europea dell’11,1%. Secondo il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, il risultato è favorito dalla diffusione della contrattazione collettiva e dalla significativa presenza femminile nel settore pubblico. Per ridurre ulteriormente le disuguaglianze occorre rafforzare le politiche attive del lavoro, investendo in formazione, orientamento professionale e servizi di conciliazione tra vita lavorativa e familiare.
Gender pay gap in Italia al 5,3%, quasi la metà della media europea. È quanto emerge dai dati Eurostat richiamati dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro nel comunicato stampa del 12 ottobre 2026. Il dato colloca l’Italia tra i Paesi dell’Unione europea con il minore divario retributivo di genere, a fronte di una media UE dell’11,1%. Germania e Francia registrano valori superiori a quello italiano, mentre la Spagna si attesta al 7,3%.Tra i principali fattori che contribuiscono a contenere le differenze salariali tra uomini e donne figura la diffusione della contrattazione collettiva, che, attraverso la definizione di livelli retributivi e sistemi di inquadramento uniformi, favorisce una maggiore omogeneità dei trattamenti economici.Un ulteriore elemento è rappresentato dalla significativa presenza femminile nel settore pubblico. Secondo i dati Istat 2025 riportati nel comunicato, le donne costituiscono il 55,6% degli occupati nel comparto a controllo pubblico, dove il gender pay gap si attesta al 5,2%, rispetto al 15,9% rilevato nel settore privato.Nonostante il posizionamento favorevole dell’Italia nel contesto europeo, permangono ostacoli che limitano l’accesso delle lavoratrici alle professioni più qualificate e meglio remunerate. In tale prospettiva, il rafforzamento delle politiche attive del lavoro può rappresentare uno strumento determinante per promuovere una distribuzione più equilibrata delle opportunità occupazionali e favorire la progressione delle carriere femminili.Come sottolineato da Rosario De Luca, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e del Comitato Unitario delle Professioni, in occasione dell'incontro con i rappresentanti del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) in missione a Roma, è necessario intervenire attraverso percorsi di orientamento, formazione e aggiornamento professionale, accompagnati dal potenziamento dei servizi territoriali a sostegno delle famiglie, così da alleggerire il carico di cura che continua a gravare prevalentemente sulle donne.Le politiche attive dovrebbero quindi favorire non soltanto l'incremento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, ma anche l'accesso ai settori caratterizzati da una maggiore domanda di competenze e da migliori prospettive di crescita professionale e retributiva.In questa direzione, un contributo può arrivare anche dall'innovazione tecnologica e da strumenti come la piattaforma SIISL (Sistema Informativo per l'Inclusione Sociale e Lavorativa), che integra servizi di orientamento, formazione e incontro tra domanda e offerta di lavoro.Copyright © - Riproduzione riservata
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