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Formazione dei professionisti sull’utilizzo dell’AI: quali ricadute sull’equo compenso?

Corsi di formazione sull’utilizzo dell'intelligenza artificiale per tutti i liberi professionisti. Lo prevede l’art 47 del d.lgs. n. 179/2026: la norma è assai dettagliata e stabilisce che sia fissato un monte ore minimo di durata dei corsi obbligatori e si indichino con precisione i contenuti che i futuri corsi dovranno avere. Accanto ai profili deontologici relativi alle responsabilità del professionista nell’uso dei sistemi di AI e agli obblighi informativi verso il cliente, si prevedono lezioni su profili tecnici di funzionamento anche relativamente alle tecniche di interrogazione e istruzione, alle potenzialità e ai limiti dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nel settore professionale di riferimento. Senza dimenticare che l’utilizzo di sistemi di AI può comportare una modulazione dell’equo compenso. In quali termini?

Se il generale raffreddamento delle relazioni internazionali con gli Stati Uniti ha messo in luce il gap scientifico e tecnologico che, oramai da alcuni decenni, caratterizza l’intera Europa, la contemporanea espulsione dal sistema universitario di quel paese di una parte degli scienziati che avevano in anni recenti trovato accoglienza presso le università d’oltre-atlantico, pur se privi della cittadinanza americana, è in qualche modo venuta a prospettare un’opportunità per recuperare quel ritardo.Già a partire dal secondo dopoguerra, gli USA hanno rappresentato un polo di attrazione per scienziati di tutto il mondo, impegnati in ricerche che non di rado si avvantaggiavano dei finanziamenti dal Dipartimento della Difesa, interessato ai possibili utilizzi militari delle tecnologie oggetto di studio. In questo senso basti pensare che la rete di internet nasce dalla ricaduta sul piano commerciale di tecnologie originariamente pensate per garantire le comunicazioni fra i centri strategici incaricati della difesa americana. E nello stesso senso non si deve dimenticare che la stessa intelligenza artificiale conosce un ampio utilizzo per fini di difesa e di intelligence, prima ancora che per usi civili.In questo settore, non solo l’Italia, ma l’Europa tutta, rischia di vedersi surclassata dai paesi asiatici dove la tradizione negli studi di matematica e di ingegneria è assai più radicata e diffusa rispetto al vecchio continente, tanto da diffondersi anche “a cascata” nel settore delle medie professionalità, così da consentire, ad es. alla Cina di poter progettare uno sbarco sulla Luna (per non dire dell’India, del Giappone o delle Coree).In questa prospettiva ben si comprende l’interesse che l’AI ha suscitato in Europa, sia per i pericoli in essa insiti, sia anche per l’opportunità di rimettersi al passo con i sistemi tecnologici di altri paesi, al momento sicuramente più avanzati.Per iniziativa della Commissione europea si è dato vita così ad una regolamentazione normativa particolarmente intensa, culminata nell’AI Act europeo, contenuto nel Regolamento UE n. 2024/1689 del 13 giugno 2024.Anche l’Italia non è rimasta indifferente a questa tendenza, tanto che ha emanato la legge n. 132 del 23 settembre 2025, per individuare le autorità nazionali cui spetta un ruolo di completamento del Regolamento europeo, nonché per istituire un sistema sanzionatorio così da consentire anche l’intervento della magistratura nei casi di truffe o di abusi, che già si sono perpetrati per es. nel settore del diritto di immagine. La legge, che mira ad assicurare un uso “antropocentrico, trasparente e sicuro” dell’intelligenza artificiale, prevede altresì che vengano emanati successivi decreti di attuazione per dare corpo ai principi, per adesso enunziati solo in via generale, dal Regolamento.E così con il d.lgs. 7 ottobre 2026, n. 179, si sono dettate ulteriori disposizioni circa l’utilizzo dell'intelligenza artificiale a così ampio raggio da riguardare anche il settore della formazione. E, infatti, ci si è resi conto che, al fine di comprendere sino in fondo le potenzialità e i rischi dell’IA, fosse necessaria una preventiva generale opera di formazione nel mondo del lavoro e non solo, tanto che all’art. 47 il d.lgs. n. 179/2026 introduce per gli ordini professionali l’obbligo di istituire «percorsi di alfabetizzazione e formazione all’uso dei sistemi di intelligenza artificiale» (comma 1). Si tratta di una norma destinata a produrre effetti quasi immediati, dato che è previsto un periodo transitorio di soli sei mesi (comma 5) per l’adeguamento dei regolamenti e degli atti organizzativi degli ordini in materia di formazione. Al contempo all’art. 43 del d.lgs. n. 179/2026 si ipotizza che tutto il sistema scolastico ed universitario si metta in moto, non solo per la formazione degli studenti, ma per provvedere ad offrire corsi a tutti i lavoratori autonomi, ed anche ai disoccupati (artt. 39, 40 e 48 del d.lgs. n. 179/2026).Per quanto riguarda i liberi professionisti, la norma è assai dettagliata, tanto che si prevede che sia fissato un monte ore minimo di durata dei corsi obbligatori (d.lgs. n. 179/2026, art. 47, comma 3) e non ci si limita solo ad una generica attività di informazione e addestramento, ma si indicano con precisione i contenuti che i futuri corsi dovranno avere, imponendo a tal fine che, accanto allo studio della disciplina in tema di responsabilità (lett. b del comma 2 dell’art. 47 del d.lgs. n. 179/2026), si impartiscano lezioni quanto ai profili tecnici di funzionamento «anche relativamente alle tecniche di interrogazione e istruzione, alle potenzialità e ai limiti dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nel settore professionale di riferimento» (così la lett. a del comma 2 dell’art. 47 del d.lgs. n. 179/2026).Si tratterà di scendere nel dettaglio per illustrare quali siano le esigenze che, secondo le caratteristiche dei singoli settori, sono richieste all’IA, diffondendo in particolare le tecniche di interrogazione (c.d. skill), in maniera tale da restringere il campo di ricerca e da individuare le modalità di analisi dei dati. Nello stesso senso, si curano anche i profili deontologici relativi alle responsabilità del professionista nell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale e agli obblighi informativi verso il cliente (lett. c del comma 2 dell’art. 47 del d.lgs. n. 179/2026).Né manca una ricaduta in termini pratici ed immediati perché, con la norma di non facile decifrazione di cui all’art. 49 del d.lgs. n. 179/2026, pure si stabilisce che «l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale da parte del professionista» possa comportare «una modulazione dell’equo compenso ai sensi della legge 21 aprile 2023, n. 49, secondo parametri che tengono conto della classificazione di rischio del sistema di intelligenza artificiale utilizzato», lasciando così intendere (a parere di chi scrive) che, a differenza di quanto sino ad ora previsto dalla legge delega dello scorso settembre 2025, un utilizzo più ampio dell’IA possa essere ammesso purché si faccia ricorso a sistemi più avanzati e specializzati rispetto a quelli che sino ad ora sono stati adoperati, spesso gratuitamente grazie ai programmi messi a disposizione dai principali motori di ricerca.Copyright © - Riproduzione riservata

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2026/10/31/formazione-professionisti-utilizzo-ai-ricadute-equo-compenso

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