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Lavoro delle donne tra salari ridotti e part time involontario

L’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro propone, alla vigilia della festa della donna, il risultato dell’indagine condotta sul lavoro delle donne nel nostro paese. Rimane evidente il permanere di concrete difficoltà dovute soprattutto alla impossibilità di conciliare vita e lavoro in mancanza di adeguati servizi per l’infanzia, specialmente nel Sud Italia. Critica anche la questione dei salari e stipendi, che vedono nella generalità dei casi le donne penalizzate rispetto ai colleghi di sesso maschile.

Giunge a ridosso della festa della donna, l’indagine dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro “Donne al lavoro: o inattive o part-time”, pubblicata il 7 marzo 2019, con l’analisi dei dati sulle cause che inducono le donne a scegliere il part-time o a smettere di lavorare, con pesanti conseguenze anche sotto il profilo pensionistico.

Tra le principali ragioni l’inadeguatezza dei servizi per l’infanzia e per la gestione di persone non autosufficienti, che sono anche molto costosi rispetto alla media delle retribuzioni percepite. Una condizione che riguarda quasi la metà delle donne del Mezzogiorno, mentre scende a poco più del 12,5% a Milano.

Al Nord si osserva una maggiore insufficienza dei servizi per i bambini (91,1%) rispetto a quelli per gli anziani (8,9%), nel Mezzogiorno è maggiormente sentita la carenza di assistenza domiciliare per gli anziani (15,6%) rispetto a quella per i bambini (84,4%). Più della metà delle donne lavora part-time, con uno stipendio mensile inferiore a 780 euro.

Nella classe di reddito da 1.500 a 2.000 euro gli uomini sono il doppio delle donne, mentre per i redditi ancora più alti il rapporto è di 1 donna ogni 3 uomini.

In Molise, Sardegna (45%), Abruzzo, Marche e Umbria i salari più bassi.

Il 40,9% delle mamme tra i 25 ed i 49 anni è impiegata a tempo ridotto, contro il 26,3% delle donne senza figli, proprio a causa della impossibilità di conciliare i tempi della maternità e della vita familiare con il lavoro. Mentre per i padri il lavoro part-time è una modalità residuale che in nessuna condizione supera il 10%.

“Rafforzare i servizi di assistenza per la cura dei figli o delle persone non autosufficienti è quanto mai essenziale”, dichiara il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, perchè consentirebbe a tantissime donne di conciliare i tempi di lavoro con la cura della famiglia e di permettere ad un numero maggiore di donne di partecipare a pieno nel mondo del lavoro, in tutti i settori produttivi”.

Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro, Focus sull’occupazione femminile 07/03/2019

Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/lavoro-autonomo/quotidiano/2019/03/08/lavoro-donne-salari-ridotti-part-time-involontario

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