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Operazioni societarie: l’UE semplifica la mobilità transfrontaliera

In arrivo dall’Europa nuove norme su trasformazioni, fusioni e scissioni societarie. E’ quanto prevede la direttiva del Parlamento e del Consiglio UE che modifica alcuni aspetti del diritto societario che ha ricevuto il via libera dalle istituzioni europee e dagli Stati membri. L’obiettivo è eliminare gli ostacoli agli scambi transfrontalieri, agevolare l’accesso ai mercati, aumentare la competitività aziendale, offrendo maggiori tutele per lavoratori, azionisti di minoranza e creditori. Introdotte, inoltre, procedure semplici per le società, con notevoli risparmi di costi.

Il via libera del Parlamento europeo alla modifica della direttiva relativa ad alcuni aspetti del diritto societario per quanto riguarda le trasformazioni, le fusioni e le scissioni transfrontaliere, giunge al quanto inatteso anche se, in realtà, le nuove misure erano già previste nel programma di lavoro della Commissione del 2017 in virtù d'una specifica sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea – sentenza Polbud-Wykonastwo (C-106/16) – che di fatto aveva reso necessario adattare il pacchetto sul diritto societario al fine di includervi una legislazione ad hoc sulle trasformazioni transfrontaliere più specifica.

La proposta dell’UE introduce un nuovo capitolo sulle trasformazioni transfrontaliere delle imprese europee, 24 milioni di entità, modificando in particolare il capitolo sulle fusioni transfrontaliere e aggiungendo una nuova sezione sulle scissioni.

Peraltro, in passato, il Parlamento UE aveva già chiesto più volte di proporre una direttiva riguardante il trasferimento della sede sociale di una società. Dunque, con l'intesa attuale, raggiunta anche con gli Stati membri, giunge a compimento un accordo provvisorio sulle nuove norme che renderanno più agevoli le fusioni, le scissioni e i trasferimenti societari all'interno del mercato unico, prevedendo nel contempo solide garanzie, al fine di evitare abusi di diritto, creazioni artificiose di società prive di scopo economico sostanziale e delocalizzazioni fittizie.

In pratica, queste nuove disposizioni permetteranno alle società di essere più competitive e di espandersi facilmente nell'UE. Forniranno inoltre solide garanzie per i dipendenti, gli azionisti di minoranza e i creditori e assicureranno che tali operazioni transfrontaliere non possano essere usate per fini fraudolenti o abusivi.

Le società europee incontrano difficoltà a esercitare i diritti loro conferiti dalla libertà di stabilimento. In particolare, per quanto riguarda la loro mobilità, la mancanza di una regolamentazione effettivamente armonizzata, di procedure chiare e di un'adeguata tutela dei portatori di interessi ha creato incertezza giuridica per decenni, durante i quali i legislatori dell'UE sono rimasti inattivi, mentre la Corte di giustizia si è pronunciata ripetutamente.

Tuttavia, il livello di armonizzazione del diritto societario in Europa è rimasto, in linea di massima, minimo. Gli Stati membri, infatti, seguono il rispettivo approccio nazionale in materia di diritto societario e quelli coinvolti non dispongono di strumenti adeguati per controllare e valutare le operazioni transfrontaliere, né per tutelare mediante il loro diritto nazionale gli interessi delle principali parti in causa quando si tratta di mobilità transfrontaliera delle imprese.

Ammessa la complessità dell'aspetto transfrontaliero, s'è reso necessario intervenire affiancando al diritto preesistente nuove, forti salvaguardie, inclusa la tutela dei portatori di interessi.

Nei contenuti, la proposta pone diverse novità tra cui quella della sostanzialità economica, come motivazione e ragione d'una eventuale fusione o scissione societaria. A ciò si deve anche aggiungere un aumento dei poteri d'intervento delle autorità competenti, in particolare dell'Amministrazione finanziaria.

Ecco, questo sbilanciarsi sul nodo fiscale è da mettere in relazione agli scandali fiscali degli ultimi anni, Swiss Leaks e Lux Leaks, seguiti dalle rivelazioni dei Panama-Papers, Bahama Leaks e Paradise Papers, che hanno mostrato come le imprese creino spesso operazioni transfrontaliere e misure di "ricomposizione" delle strutture aziendali, comprese costruzioni artificiali, al fine di eludere o di aggirare la legislazione fiscale nazionale.

Dunque, con la nuova direttiva si provvederà, in modo esplicito, a porre in essere strumenti adeguati a frenare la creazione di costruzioni artificiali, le cosiddette "società di casella", "società cartiera" o "società controllate di copertura".

Le prime, le società di casella, sono creazioni artificiali del diritto societario. Generalmente, sono costituite mediante registrazione in un determinato Stato membro, ma l'attività è svolta in altri Stati membri, al fine di eludere la normativa fiscale nazionale, i contributi di sicurezza sociale, i contratti collettivi, le leggi sulla partecipazione dei lavoratori o altre leggi nazionali pertinenti.

In alcuni settori, ad esempio quello dei trasporti su strada, le società di comodo con poca o nessuna attività economica nel Paese di stabilimento sono spesso utilizzate con l'obiettivo principale di inviare lavoratori all'estero, talvolta qualificandoli anche falsamente come "distaccati".

Con la registrazione della sede legale di una società in un altro Stato membro cambia non solo la nazionalità della società in questione, ma anche il diritto e gli statuti applicabili. La ricostruzione e la delocalizzazione delle imprese hanno un impatto enorme sui diritti dei lavoratori, sulla loro situazione lavorativa e sui loro diritti contrattuali.

La loro base materiale dipende dal loro posto di lavoro, che viene messo a rischio quando le imprese ristrutturano e delocalizzano la loro attività. I dipendenti sono i portatori di interessi che più meritano di essere tutelati. Essi hanno un autentico interesse alla sostenibilità e al successo a lungo termine delle imprese, in quanto il loro posto di lavoro dipende da questi elementi.

Alla luce del pilastro europeo dei diritti sociali, le leggi devono sostenere e rafforzare la posizione e la tutela di operai e impiegati. Al riguardo, spetta ora ai colegislatori, cioè alla Commissione, agire e stabilire procedure chiare e norme vincolanti per le operazioni transfrontaliere delle società, con forti garanzie per tutti i portatori di interessi e la tutela dei lavoratori e dei loro diritti.

Il mercato unico dell'UE offre alle società numerose opportunità di trasferirsi e di crescere. Tuttavia, finora le società non sono state in grado di sfruttarle appieno. Le nuove norme sulla mobilità transfrontaliera introdurranno procedure chiare per le società, consentendo risparmi di costi e di tempo. Gli imprenditori potranno scegliere dove operare e come fare crescere o riorganizzare la loro azienda.

Allo stesso tempo, le nuove norme porranno in essere solide garanzie per tutelare i diritti di tutti i portatori di interessi, a partire dai dipendenti, soprattutto per quanto riguarda il loro diritto all'informazione, alla consultazione e alla partecipazione, nonché gli azionisti di minoranza e i creditori i quali beneficeranno di solide garanzie che tuteleranno i loro diritti durante le operazioni transfrontaliere.

Ciò migliorerà notevolmente la protezione di questi portatori di interessi rispetto alla situazione attuale, caratterizzata da frammentazione e incertezza giuridica. Ciò permetterà alle società di beneficiare di una serie completa, armonizzata, di norme europee per trasferirsi da uno Stato membro all'altro o di scindersi in più entità su base transfrontaliera.

Nel contempo, le nuove norme consentiranno alle autorità nazionali di bloccare le operazioni transfrontaliere aventi fini abusivi o fraudolenti che conducono o mirano a condurre all'evasione fiscale o all'elusione del diritto nazionale o dell'UE, o aventi fini criminali.

L'accordo provvisorio deve ora essere formalmente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell'UE.

Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/impresa/contratti-dimpresa/quotidiano/2019/04/03/operazioni-societarie-ue-semplifica-mobilita-transfrontaliera

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