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Decreto Rilancio, per assistenza e servizi ai disabili un “pacchetto” di interventi specifici

Il decreto Rilancio indica interventi specifici in materia di assistenza e servizi per la disabilità. L'emergenza Coronavirus impone un aumento e riorganizzazione delle diverse prestazioni ed attività di assistenza, con maggiori spese per lo sviluppo degli interventi e dei servizi necessari per la progressiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire su tutto il territorio nazionale, per continuare a contrastare e ridurre il rischio epidemiologico anche al termine dello stato di emergenza. In questa situazione la tutela dei disabili gravissimi ed i non autosufficienti, tenuto conto della loro vulnerabilità e maggiore esposizione al rischio di contagio e di eventuale ricovero ospedaliero, richiede, sia per loro sia per chi ne ha l'assistenza, l'adozione di standard di sicurezza più elevati.

Tra le misure previste nel decreto Rilancio nell’ambito del welfare vi sono anche quelle in materia di assistenza e servizi per la disabilità recate all’art. 104.

Si dota infatti in modo incrementale di ulteriori 90 milioni di euro il Fondo per le non autosufficienze di cui 20 milioni destinati alla realizzazione di progetti per la vita indipendente.

Va ricordato come tale Fondo è stato istituito nel 2006 con Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (art. 1, co. 1264), con l'intento di fornire sostegno a persone con gravissima disabilità e ad anziani non autosufficienti al fine di favorirne una dignitosa permanenza presso il proprio domicilio evitando il rischio di istituzionalizzazione, nonché per garantire, su tutto il territorio nazionale, l'attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali.

Tali risorse sono aggiuntive rispetto alle risorse già destinate alle prestazioni e ai servizi a favore delle persone non autosufficienti da parte delle Regioni nonché da parte delle autonomie locali e sono finalizzate alla copertura dei costi di rilevanza sociale dell'assistenza sociosanitaria.

Dal 2015 il Fondo è individuato come strutturale e viene ripartito annualmente.

Il tema della non autosufficienza, emerso con particolare rilevanza nell’ambito della crisi epidemiologica da Covid 19, appare di particolare importanza in prospettiva considerando le tendenze demografiche del nostro Paese orientate ad un accentuato invecchiamento della popolazione.

Come sottolineava il Censis nello scorso mese di dicembre nel proprio Rapporto sociale l’aspettativa di vita alla nascita nel 2018 è di 85,2 anni per le donne e 80,8 per gli uomini.

Le previsioni al 2041 salgono rispettivamente a 88,1 e 83,9 anni.

Oggi gli over 80 rappresentano già il 27,7% del totale degli over 64 e saranno il 32,4% nel 2041.

Osservando le evidenze riportate nel recente approfondimento dell’Istat sulla spesa sociale la maggior parte delle prestazioni sociali erogate in Italia riguardano la previdenza sociale (66,3%, 317,5 miliardi di euro, il 39,2% della spesa corrente)), il 22,7% delle prestazioni è di tipo sanitario (108,5 miliardi di euro, il 13,4% della spesa corrente) e solo l’11% è riconducibile alla assistenza sociale (52,7 miliardi di euro, il 6,5% della spesa corrente).

Si sottolinea ancora che l’assistenza ha visto crescere il suo peso relativo solo negli ultimi dieci anni.

In fieri va considerato, sempre su dati Censis, come nonostante i miglioramenti complessivi dei livelli di salute della popolazione, l’80,1% degli over 64 è affetto da almeno una malattia cronica, il 56,9% da almeno due.

Questi ultimi aumenteranno di 2,5 milioni di qui al 2041.

Oggi in Italia le persone non autosufficienti sono 3.510.000 (+25% dal 2008), in grande maggioranza anziani: l’80,8% ha più di 65 anni.

Non è autosufficiente il 20,8% degli anziani.

Insufficienti e inadeguate, sottolinea ancora il Censis, sono le risposte pubbliche a un fenomeno destinato a crescere, considerato l’invecchiamento progressivo della popolazione.

Il 56% degli italiani dichiara di non essere soddisfatto dei principali servizi socio-sanitari per i non autosufficienti presenti nella propria regione (il 45,5% dei residenti al Nord-Ovest, il 33,7% nel Nord-Est, il 58,2% nel Centro, il 76,5% al Sud).

L’onere della non autosufficienza ricade direttamente sulle famiglie, chiamate a contare sulle proprie forze economiche e di cura.

Per il 33,6% delle persone con un componente non autosufficiente in famiglia le spese di welfare pesano molto sul bilancio familiare, contro il 22,4% rilevato sul totale della popolazione.

Forte è la richiesta delle famiglie di un supporto anche economico: il 75,6% degli italiani è favorevole ad aumentare le agevolazioni fiscali per le famiglie che assumono badanti.

Va ancora posto in evidenza come nel welfare che verrà ruolo rilevante oltre ad un rafforzato sostegno pubblico può trovare il welfare aziendale con soluzioni di sanità integrativa, fortemente incentivata dal punto di vista fiscale proprio nel caso in cui preveda coperture per la copertura del rischio di non autosufficienza.

nella Relazione al decreto si ricorda come il Piano nazionale per la non autosufficienza e riparto del Fondo per la non autosufficienza nel triennio 2019-2021 ha individuato la dotazione in 571 mln di euro per il 2019 e 568,9 mln di euro per il 2021.

Successivamente all’intesa raggiunta in Conferenza Unificata circa il riparto per il triennio 2019-2021, la Legge di bilancio 2020 ulteriormente incrementato la dotazione del Fondo per l’anno 2020 di 50 mln di euro, portandone quindi la consistenza per l’anno in corso a 621 mln di euro.

Gli interventi finanziabili a valere sulle risorse del Fondo sono andati specializzandosi in tre tipologie (le uniche ammissibili dal 2015):

1) assistenza domiciliare diretta;

2) assistenza «indiretta» mediante trasferimenti monetari sostitutivi di servizi o per il care-giver;

3) interventi complementari ai precedenti anche nella forma di ricoveri di sollievo (esclusi comunque i ricoveri a ciclo continuativo non temporaneo)".

Inoltre, è indicato che i destinatari dei benefici sono i disabili gravissimi ed i non autosufficienti, e le loro famiglie o coloro che ne hanno cura.

Sempre nel Piano per la non autosufficienza 2019-2021 è espressamente previsto che, oramai, gli interventi a valere sulle risorse del Fondo non vanno più intesi come addizionali rispetto a quelli definiti a livello regionale e locale, ma devono costituire il nucleo delle prestazioni rivolte a beneficiari nelle medesime condizioni in tutto il territorio nazionale.

In questo quadro si sottolinea la necessità di aumentare ulteriormente per l’anno 2020 il Fondo a causa dei complessivi maggiori oneri e costi, che derivano con riferimento alla tutela dei disabili gravissimi ed i non autosufficienti in considerazione della emergenza da Covid 19.

L’emergenza oltre a imporre un aumento e riorganizzazione delle diverse prestazioni ed attività di assistenza, richiede, altresì, maggiori spese per lo sviluppo degli interventi e dei servizi necessari per la progressiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire su tutto il territorio nazionale, in ragione dalla necessità di riorganizzare i suddetti interventi anche per continuare a contrastare e ridurre il rischio epidemiologico, pure al termine dello stato di emergenza.

Ciò in quanto la tutela dei disabili gravissimi ed i non autosufficienti, tenuto conto della loro vulnerabilità e maggiore esposizione al rischio di contagio e di eventuale ricovero ospedaliero, richiede, sia per loro sia per chi ne ha l'assistenza, l'adozione di standard di sicurezza particolarmente elevati.

Si prevede poi come già anticipato anche una quota da destinare a progetti di vita indipendente, che nell'attuale contesto di rischio assumono una maggiore rilevanza.

Si prevede ancora un incremento di 20 milioni di euro del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare con risorse aggiuntive rispetto a quelle già destinate alle prestazioni e ai servizi a favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare da parte delle Regioni, nonché da parte delle autonomie locali.

Si sottolinea infatti come le prossime fasi di c.d. convivenza con il virus rendono ancora più urgente l'adozione, tra l'altro, di forme di c.d. deistituzionalizzazione e di interventi di supporto alla domiciliarità, nonchè di maggiore attitudine alla vita autonoma quotidiana, volte a ridurre, in ambienti domestici e alloggiativi adeguati, i rischi di contagio delle persone con disabilità grave, già fisiologicamente più esposte. Si prevede ancora l'istituzione nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle finanze del "Fondo di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità" che mira a sostenere le strutture semiresidenziali che ospitano persone con disabilità, durante la fase emergenziale dovuta alla diffusione del virus Covid-19.

Nella specie, si istituisce un Fondo, con una dotazione finanziaria per l’anno in corso di 40 milioni di euro, attraverso cui gli enti gestori di suddette strutture possono richiedere un’indennità volta a favorire l’adozione di dispositivi di protezione individuale o nuove modalità organizzative per la prevenzione del rischio di contagio.

Estremo

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/amministrazione-del-personale/quotidiano/2020/06/03/decreto-rilancio-assistenza-servizi-disabili-pacchetto-interventi-specifici

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