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Riforma delle pensioni: nuova APE e contratto di espansione tra le ipotesi al vaglio

Riapre, dopo la pausa estiva, il cantiere delle pensioni. Sono state infatti fissate le tappe di una nuova road map con due incontri, tra Governo e parti sociali, calendarizzati per l’8 e il 16 settembre. L’obiettivo è definire le prime misure da inserire nella prossima legge di Bilancio e strutturare una riforma complessiva con nuove soluzioni di flessibilità in uscita che sostituiscano quota 100 al termine del periodo di sperimentazione previsto a fine 2021. Oltre alla stabilizzazione dell’APE sociale e di opzione donna, sarebbe poi in fase di valutazione anche la possibilità di riconsiderare un restyling e una reintroduzione dell’APE volontaria e dell’APE aziendale nonché del contratto di espansione. Si intende poi rilanciare la previdenza complementare.

L’autunno che si approssima si caratterizzerà sul fronte economico anche per la ripresa del confronto in corso tra Governo e parti sociali per pianificare e condividere un nuovo intervento di riordino del sistema previdenziale.

Prima della pausa estiva, a fine luglio, si era riannodato il filo del dialogo concertato dopo l’interruzione forzata causa lockdown fissando le tappe di una nuova road map con due incontri già calendarizzati i prossimi 8 e 16 settembre. L’obiettivo è duplice. Da un lato definire alcune prime misure da inserire nella prossima legge di Bilancio ed al contempo strutturare una riforma complessiva di più ampio respiro che individui in primo luogo nuove soluzioni di flessibilità in uscita che sostituiscano quota 100 al termine del naturale periodo di sperimentazione fissato a fine 2021.

Il tutto collocato in un contesto evolutivo in cui il Governo dovrà predisporre i progetti per richiedere a Bruxelles le risorse del NextGeneration UE con una doverosa attenzione a un riavvio fluido del mercato del lavoro anche considerando come, secondo recenti stime Unioncamere, tra il 2020 e il 2024 il sistema economico italiano dovrà sostituire oltre 2,5 milioni degli attuali occupati, perché questi ultimi avranno raggiunto l’età di pensionamento o per altre cause.

L’orientamento che sembra profilarsi è quello di ragionare sulla possibilità di prorogare, e probabilmente stabilizzare, con la prossima manovra finanziaria, sia l’APE sociale e opzione donna che l’ultima legge di Bilancio ha esteso fino al prossimo 31 dicembre.

Secondo i diversi rumors, sarebbe in fase di valutazione anche la possibilità di riconsiderare un restyling e una reintroduzione dell’APE volontaria, che ha terminato la propria vigenza a fine dicembre dello scorso anno e che non è stato rinnovato, considerando il fatto che non produce impatti sulla sostenibilità finanziaria del nostro sistema previdenziale.

Va poi ricordato come strettamente collegato all’APE volontaria via sia poi il tema dell’APE aziendale, prestito previdenziale con oneri a carico del datore di lavoro, soluzione di gestione del turnover aziendale. In questa prospettiva prima del periodo estivo, ed è una ipotesi con elevata probabilità di essere ripresa e implementata, si profilava anche la possibilità di una rimodulazione e stabilizzazione del contratto di espansione.

Sempre come misura che nel “borsino delle possibilità” sembra avere buone chance di entrare in manovra finanziaria vi è poi quella di ampliamento della platea dei beneficiari della quattordicesima.

… e nel medio-lungo periodo

Il primo intervento che va pianificato è quello relativo alla individuazione di una misura strutturale di flessibilità in uscita che sostituisca quota 100 ponendosi come soluzione per dir così “mediana” tra pensione anticipata e pensione di vecchiaia per superare lo “scalone” che si genererà dal 2022.

Nel periodo estivo era circolata la possibilità da approfondire di una quota 41 con ricalcolo integrale con il metodo di calcolo contributivo, ma sembrerebbe che tale ipotesi debba ritenersi superata.

Tra le new entry nel dibattito sembra ora in ponderazione una uscita anticipata a 62 anni con penalizzazioni da quantificare per ogni anno di anticipo.

N.B. Fatte le debite differenze è utile ricordare come la riforma Fornero aveva introdotto un modello simile, poi cancellato dai Governi successivi, con decurtazione a decalage (1% per ogni anno fino a 60 anni e 2% prima).

Vi è poi un tema di particolare delicatezza che andrà affrontato (anche in considerazione degli approfondimenti della specifica Commissione di studio sui lavori gravosi nominata dal Governo sulla base di quanto previsto dalla scorsa Legge di Bilancio) e riguarda l’indicizzazione automatica dell’età pensionabile alla speranza di vita, meccanismo di salvaguardia finanziaria in un Paese ad accentuato invecchiamento quale è il nostro.

Va infatti ricordato come il precedente Esecutivo abbia cristallizzato, dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2026, i requisiti contributivi per la pensione anticipata, senza adeguarli all’incremento della speranza di vita di 5 mesi, accertato dall’Istat, che si continua invece ad applicare al pensionamento di vecchiaia (per cui occorrono 67 annidi età e 20 anni di contributi).

A prescindere dall'età anagrafica, è allora possibile il pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

E’ stato poi esteso il beneficio del blocco dell’incremento anche ai lavoratori precoci (cioè coloro che possono vantare almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del diciannovesimo anno di età) che si trovano nei profili di tutela (disoccupati, invalidi, caregiver, addetti alle mansioni gravose o usuranti). Va ricordato che tale categoria di lavoratori dal 1° maggio 2017, a seguito della legge n. 232/2016, possono accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contributi, a prescindere dall'età anagrafica. Va in ogni modo sottolineato che per il pensionamento anticipato e per i lavoratori precoci sono state ripristinate le finestre mobili trimestrali, così come previsto per il pensionamento con quota 100 dei lavoratori dipendenti del settore privato e autonomi. Queste misure di “sterilizzazione” arriveranno a scadenza o verranno riviste? Nel tavolo di confronto si considererà ancora la opportunità di introdurre una pensione contributiva di garanzia a salvaguardia delle giovani generazioni, particolarmente esposte ad un elevato rischio previdenziale, la separazione della spesa assistenziale da quella previdenziale in maniera tale da potere rappresentare anche in ambito europeo parametri più veritieri e più virtuosi (anche qui vi è una Commissione di studio ad hoc sempre in virtù della scorsa Manovra finanziaria).

Last but not least vi è il rilancio della previdenza complementare per rendere pienamente funzionante il sistema multipilastro delineato dal legislatore italiano nel corso degli anni.

Secondo i dati COVIP sul primo semestre 2020 alla fine di giugno il numero di posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari è di 9,223 milioni; la crescita rispetto alla fine del 2019, pari a 105.000 unità (1,2 per cento), è inferiore rispetto ai periodi precedenti all’emergere dalla crisi epidemiologica ed è risultata pressoché nulla nel secondo trimestre.

Si intende poi ragionare poi sulla possibilità di un restyling della tassazione dei rendimenti (che in quasi tutti gli altri Paesi europei sono esenti) e di un incentivo all’investimento nella economia reale ricordando come nel decreto Agosto si sono ulteriormente rimodulati i piani di risparmio a lungo termine con un nuovo limite di investimento “rafforzato” che per il momento non si applica però agli enti gestori di forme di previdenza obbligatoria e alle forme pensionistiche complementari.

Vi è infine il tema dell’adesione a fondi pensione nell’ambito di un piano di welfare aziendale, già al momento fortemente agevolato dal punto di vista fiscale (si può superare il limite di deduzione fiscale dei 5164,57 euro in caso di conferimento del premio di risultato e si beneficia anche della detassazione in sede di tassazione della prestazione finale). Nel decreto Agosto vi è già un primo segnale di rinnovata attenzione per il welfare aziendale con il raddoppio (art.112), per il solo periodo di imposta 2020, del limite di esenzione dall’IRPEF per i beni ceduti e i servizi prestati al lavoratore; tale limite viene quindi elevato, per il suddetto periodo di imposta, da 258,23 euro a 516,46.

Nel Programma Nazionale delle riforme elaborato dal Governo si rappresenta poi la volontà di stimolare la contrattazione decentrata nell’ambito di un riordino complessivo dei livelli della contrattazione, per conseguire un miglior allineamento fra i compensi e la produttività del lavoro all’interno di un sistema di contrattazione collettiva multilivello. Appare quindi fortemente verosimile che anche i benefici della previdenza complementare possano essere rafforzati in questa prospettiva.

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/pensioni/quotidiano/2020/09/03/riforma-pensioni-nuova-ape-contratto-espansione-ipotesi-vaglio

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