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PA e pubblico impiego: i drivers della riforma nel Patto per l’innovazione

Migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione, in particolare investendo nelle competenze dei dipendenti pubblici, accelerando la digitalizzazione e aumentando l'efficienza e la qualità dei servizi pubblici locali. Sono questi i drivers che guideranno la prossima riforma della PA, importante tassello per potere richiedere le risorse del Next Generation Eu e in collegamento specifico al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Smart working e organizzazione del lavoro, nuove tecnologie, percorsi di formazione continua dovranno definire una nuova Pubblica Amministrazione, a partire dalla valorizzazione delle persone e dal pieno perseguimento delle pari opportunità, avviando una nuova stagione di relazioni sindacali.

Il ruolo della Pubblica Amministrazione, in qualità di motore di sviluppo, è centrale per trasformare la crisi innescata dal Covid-19 in un’occasione di cambiamento. E’ uno dei “messaggi chiave” che si possono trarre dal Patto per l’Innovazione del lavoro pubblico e le coesione sociale che è stato siglato a Palazzo Chigi dal Presidente del Consiglio, dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e dai Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

La finalità esplicitata è quella di favorire l’indispensabile implementazione di misure e piani mirati che guardino alla stabilità e all’aumento della occupazione e alla valorizzazione professionale del lavoro pubblico. L’innovazione dei settori pubblici, sostenuta dagli opportuni investimenti in digitalizzazione, viene sottolineato, richiede una partecipazione attiva delle lavoratrici e dei lavoratori, in grado di sostenere e accompagnare l’adeguamento dei servizi ai nuovi e mutati bisogni dei cittadini

Va opportunamente ricordato come una delle principali raccomandazioni rivolte dal Consiglio dell’Unione europea al nostro Paese, cui occorre ottemperare per potere richiedere le risorse del Next Generation Eu, è rappresentata proprio dal migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione, in particolare investendo nelle competenze dei dipendenti pubblici, accelerando la digitalizzazione e aumentando l'efficienza e la qualità dei servizi pubblici locali.

In maniera non casuale il Presidente del Consiglio, nel proprio discorso di richiesta della fiducia al Senato, aveva sottolineato in primo luogo come in tema di infrastrutture occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma nazionale di Ripresa e Resilienza.

In collegamento specifico al Piano nazionale di ripresa e resilienza, in fase di elaborazione e che deve essere presentato a Bruxelles entro il prossimo 30 aprile, Draghi aveva poi rimarcato come la riforma della Pubblica amministrazione non è procastinabile. Nell’emergenza sanitaria l’azione amministrativa, a livello centrale e nelle strutture locali e periferiche, ha dimostrato capacità di resilienza e di adattamento grazie a un impegno diffuso nel lavoro a distanza e a un uso intelligente delle tecnologie a sua disposizione, evidenziava il Premier.

La fragilità del sistema delle pubbliche amministrazioni e dei servizi di interesse collettivo è, tuttavia, una realtà che deve essere rapidamente affrontata. La riforma dovrà muoversi su due direttive, è stato evidenziato, investimenti in connettività con anche la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini e aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Ministro Brunetta che, in audizione sulle linee programmatiche del proprio Dicastero alle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro di Camera e Senato, ha esplicitato i 4 assi dell’azione di Governo nell’“A come Accesso, B come Buona amministrazione, C come Capitale umano, D come Digitalizzazione”. Ha poi manifestato l’intenzione di dotare la Pubblica Amministrazione delle migliori competenze e favorire un rapido ricambio generazionale che la porti in linea con le esperienze più avanzate realizzate nei Paesi nostri concorrenti.

Il Ministero della Pubblica Amministrazione, si dichiara, intende avviare una nuova stagione di relazioni sindacali che punti sul confronto con le organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori e a centrare obiettivi ambiziosi. In questa ottica, i rinnovi contrattuali, nella convinzione che il rilancio della Pubblica Amministrazione si costruisce investendo sulle risorse umane, sono un investimento politico e sociale che favorisce il rilancio dei consumi e un clima di fiducia e di stabilità, precondizioni essenziali per qualsiasi percorso di innovazione e riforma. Si intende in questa prospettiva riconoscere sempre più il merito.

La costruzione della nuova Pubblica Amministrazione si fonda poi sull’ingresso di nuove generazioni di lavoratrici e lavoratori e sulla valorizzazione delle persone nel lavoro, anche attraverso percorsi di crescita e aggiornamento professionale (reskilling) con un’azione di modernizzazione costante, efficace e continua per centrare le sfide della transizione digitale e della sostenibilità ambientale.

Un ulteriore investimento verrà realizzato allora definendo un piano delle competenze su cui costruire la programmazione dei fabbisogni e le assunzioni del personale, sulla base di una puntuale ricognizione, tenuto conto della revisione dei profili professionali necessari ad accompagnare la transizione verso l’innovazione e la sostenibilità di tutte le attività della PA.

Contestualmente dovranno essere sviluppati strumenti volti alla ricognizione dei titoli, delle competenze e delle abilità del personale già in servizio per il quale il Governo si impegna, previo confronto, a individuare modalità di riconoscimento formale delle competenze e delle esperienze acquisite. Si afferma ancora la volontà, nell’ambito del sistema di relazioni sindacali, di rafforzare l’istituto del confronto sull'organizzazione del lavoro e sulle sue evoluzioni puntando su una organizzazione più flessibile (del lavoro, organizzativa e tecnologica) capace di rispondere rapidamente all’innovazione tecnologica e soprattutto alle esigenze dei cittadini e delle imprese.

Le esperienze più efficaci di contrattazione integrativa dovranno rappresentare il percorso per puntare sulla valutazione oggettiva della produttività e la sua valorizzazione economica e professionale, investendo sul suo potenziamento, al fine di garantire maggiore prossimità ad un rinnovato sistema di relazioni sindacali capace di dare valore alle specificità di contesto che sono presenti nella complessità di attività di lavoro e nelle eterogeneità delle Pubbliche Amministrazioni. Si intende allora operare perché la riforma dell’ordinamento professionale avvenga in coincidenza con la stesura dei testi contrattuali della stagione 2019/2021 ed in tale sede si intendono definire linee di intervento sul lavoro agile (smart working) perché si eviti una iper-regolamentazione legislativa e vi sia più spazio per la contrattazione di adattare alle esigenze delle diverse funzioni queste nuove forme di lavoro che, laddove ben organizzate, hanno consentito la continuità di importanti servizi pubblici anche durante la fase pandemica. Con riferimento alle prestazioni svolte a distanza (lavoro agile), occorre porsi nell’ottica del superamento della gestione emergenziale, mediante la definizione, nei futuri contratti collettivi nazionali, di una disciplina che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, concili le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle Pubbliche Amministrazioni, consentendo, ad un tempo, il miglioramento dei servizi pubblici e dell’equilibrio fra vita professionale e vita privata.

Nell’ambito dei contratti collettivi nazionali di lavoro del triennio 2019-21, saranno quindi disciplinati, in relazione al lavoro svolto a distanza (lavoro agile), aspetti di tutela dei diritti sindacali, delle relazioni sindacali e del rapporto di lavoro (quali il diritto alla disconnessione, le fasce di contattabilità, il diritto alla formazione specifica, il diritto alla protezione dei dati personali, il regime dei permessi e delle assenze ed ogni altro istituto del rapporto di lavoro e previsione contrattuale).

L’organizzazione del lavoro, le nuove tecnologie, i percorsi di formazione continua (con il riconoscimento della titolarità di un diritto/dovere soggettivo al dipendente) saranno quindi i drivers per la valorizzazione delle risorse umane e il pieno perseguimento delle pari opportunità.

Ulteriore aspetto di particolare importanza è rappresentato poi dall’accordo sulla necessità di implementare gli istituti di welfare contrattuale, anche con riguardo al sostegno alla genitorialità con misure che integrino e implementino le prestazioni pubbliche, le forme di previdenza complementare e i sistemi di premialità diretti al miglioramento dei servizi, estendendo anche ai comparti del pubblico impiego le agevolazioni fiscali previste per i settori privati a tali fini.

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/pubblico-impiego/quotidiano/2021/03/11/pa-pubblico-impiego-drivers-riforma-patto-innovazione

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