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Blockchain: comunicazione semplificata ma personalizzata (e sicura) con i clienti

In che modo la tecnologia blockchain può espandersi e affermare i suoi evidenti vantaggi pur rimanendo decentralizzata? Decentralizzazione significa taglio di numerosi costi di intermediazione e maggiore libertà per l’utente finale di gestire le proprie informazioni e transazioni con una parte sua “pari”. Il “prezzo” di questa libertà è una piattaforma in cui l’elemento fiduciario classico viene sostituito da tecnologie potenti, in grado di provare, sostenere e garantire l’autenticità delle parti, la riservatezza delle informazioni, le eventuali condizioni contrattuali specifiche e personalizzabili tra i soggetti e il conseguente buon fine della transazione. La soluzione potrebbe risiedere in protocolli diversi da quelli utilizzati da Bitcoin: questo sarebbe certamente più compatibile con esperienze quotidiane di acquisto/transazione (ristorante, eventi, noleggi, viaggi, etc.).

La blockchain è una tecnologia estremamente promettente dal punto di vista della sicurezza delle transazioni e dalla protezione dei dati personali degli utenti; queste due caratteristiche sono alla base di qualsiasi forma di transazione consistente (affidabile, sicura, inviolabile) comprese le tecnologie di pagamento. La disfunzione attuale è che le cryptovalute non sono viste ancora come mezzo effettivo di pagamento né tantomeno nella loro forma più interessante, ovvero come “supporto e incentivo” per una transazione affidabile indipendentemente dal contenuto; oggi, complice anche una scarsa conoscenza dell’argomento, prevale l’aspetto di investimento speculativo, se non confinante con abitudini fraudolente, il che allontana il momento in cui questo tipo di funzionalità potrà divenire estesa. La cryptovaluta come forma di “rewarding” In effetti, l’aspetto più sottile della blockchain è che la cryptovaluta insita in questo eco-sistema può essere vista non necessariamente come un elemento di scambio di valore, ma come un “gettone” che garantisce la sicurezza e l’affidabilità della transazione a prescindere dal contenuto della transazione stessa con meccanismi di incentivo ai nodi della rete affinchè siano garantite proprio quelle affidabilità e sicurezza in una rete distribuita, ovvero dove è assente un ente centralizzatore e garante. In un certo senso, è come se pensassimo di trattare con la stesso livello di sicurezza e affidabilità di un pagamento una transazione che non esprime un pagamento, come ad esempio la gestione di dati personali/sensibili per un’analisi medica, oppure la tracciabilità di una filiera quale quella alimentare dal fornitore più remoto al punto vendita, etc..; la possibilità di scannerizzare, ad esempio, con il nostro telefono un barcode per ricavare le informazioni di produzione ovvero la verifica dell’utilizzo di determinati ingredienti in un prodotto alimentare può rappresentare senz’altro un valore aggiunto per una porzione sempre più cospicua di consumatori. Sono solo esempi di come si possano soddisfare se non superare talune aspettative dei clienti con l’introduzione di tecnologie innovative. In queste applicazioni, la cryptovaluta esprimerebbe solo una forma di “rewarding” oppure di conferma per l’avvenuto successo della transazione medesima e della sua garanzia/sicurezza/inviolabilità, perdendo completamente peso l’aspetto speculativo o finanziario che oggi prevale. Esistono diversi progetti che mirano a superare già da subito alcuni problemi evidenti che l’utilizzo su larga scala della blockchain e delle cryptovalute anche come forma di garanzia di una transazione generica (e quindi non necessariamente monetaria), come sopra accennato, impedisce: ad esempio, si stanno affermando cryptovalute agganciate ai valori delle monete correnti (“stablecoin”) oppure basate su protocolli di verifica della sicurezza della transazione meno invasivi e “time-consuming” rispetto a quello del bitcoin. Quale futuro per la blockchain? Lo "stato dell'arte" della blockchain pone sicuramente alcune domande sulla sua architettura e, quindi, anche sul futuro considerando una possibile implementazione su "scala di massa". Considerando la più famosa blockchain, quella del Bitcoin, l'attuale architettura basata sulla cosiddetta "Proof of Work" (il "puzzle crittografico" necessario a garantire la sicurezza ed approvazione di un blocco di transazioni) è sicuramente un problema, considerando il tempo necessario per elaborare un blocco (e le transazioni incluse); questo processo, da un lato, garantisce la sicurezza massima della blockchain, perché garantisce la consistenza della storia della blockchain, ma introduce alcune criticità rilevanti, se considerata da una prospettiva di “grande scala”: a) forte competizione tra i miners per “chiudere” un blocco: il “block reward” è necessario, perché i costi energetici sono rilevanti e i margini non sono così grandi; per molti minatori il “break even” è, oggi, molto vicino; b) crescente bisogno di potenza computazionale per elaborare i blocchi in modo efficiente. Questo aspetto implica che, alla fine, oggigiorno esistano due o tre pool di miners nel mondo in grado di sostenere questo sforzo in modo finanziariamente sostenibile: è realistico pensare che avere una blockchain centralizzata su un miners significhi “blockchain centralizzata” e averne, viceversa, due o tre gruppi significa che siamo in una “blockchain pubblica totale”? Ovviamente no. Considerando la blockchain basata su Bitcoin, siamo molto vicini a una “blockchain centralizzata” e il PoW è sicuramente un punto debole; in più, bisogna considerare che nell'ecosistema Bitcoin, il “tasso di transazioni” al secondo è molto basso (ad esempio, un blocco si può chiudere anche in 10 minuti) ovvero impossibile per applicazioni su larga scala. Ancora una volta, paradossalmente tale vincolo è garanzia della sicurezza del sistema, in quanto il consenso distribuito implica che ogni nodo deve conoscere le transazioni, il che rende impossibile impadronirsi del sistema se non si posseggono il 51% dei nodi. D’altra parte, solo una blockchain centralizzata introduce il controllo ma, in questo modo, il rischio è di tornare a un “modello di fiducia”, dove una o più entità certificano le transazioni in rete con i relativi vincoli e costi. Come espandere la blockchain e i suoi vantaggi? Ma allora in che modo la tecnologia blockchain può espandersi e affermare i suoi evidenti vantaggi pur rimanendo decentralizzata? Decentralizzazione significa il taglio di numerosi costi di intermediazione e una maggiore libertà per l’utente finale di gestire le proprie informazioni e transazioni con una parte sua “pari”; il “prezzo” di questa libertà è una piattaforma in cui l’elemento fiduciario classico viene ad essere sostituito da tecnologie potenti, in grado di provare, sostenere e garantire l’autenticità delle parti, la riservatezza delle informazioni, le eventuali condizioni contrattuali specifiche e personalizzabili tra i soggetti (“smart contract”) ed il conseguente buon fine della transazione. La soluzione potrebbe risiedere in protocolli diversi da quelli utilizzati da Bitcoin, per aumentare il tasso di transazioni nel tempo e rendere anche meno dispendioso in termini energetici il protocollo di sicurezza; questo sarebbe certamente più compatibile con esperienze quotidiane di acquisto/transazione (ristorante, eventi, noleggi, viaggi, etc.). Un buon esempio di progetto con protocollo alternativo al Bitcoin è rappresentato da Algorand, dove si stabilisce un nuovo metodo di validazione delle transazioni, assolutamente non dispendioso energeticamente e ugualmente sicuro (“accordo Bizantino”). Un altro insieme di soluzioni è chiamato "soluzioni layer2", che essenzialmente consente di condurre la maggior parte delle transazioni fuori dalla blockchain utilizzando la blockchain solo come piattaforma per garantire la sicurezza/inviolabilità, laddove la transazione lo richieda. Quindi, con questo approccio, struttureremmo l'ecosistema blockchain in diversi livelli, dove la blockchain è la prima, delegata a gestire gli aspetti di sicurezza ma non gli aspetti di “routine" di una classica transazione tra acquirente e venditore.

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Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/impresa/contratti-dimpresa/quotidiano/2021/12/09/blockchain-comunicazione-semplificata-personalizzata-e-sicura-clienti

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