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Consulenti del lavoro: perché serve un'AI addestrata su fonti certe

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale negli studi professionali, tra cui quelli dei consulenti del lavoro, è sempre di più in aumento e con esso i rischi. Infatti, quando si parla di Diritto del Lavoro, una disciplina in continua evoluzione, stratificata su centinaia di norme, CCNL, circolari ministeriali e sentenze, affidarsi a un chatbot generalista può dare luogo a questioni di responsabilità professionale. È quindi necessario utilizzare un'intelligenza artificiale verticale, specializzata in un settore specifico, che combina la capacità generativa dell'AI con il recupero di informazioni da fonti certificate. Come sfruttare al meglio l’AI per ottenere risposte affidabili e veloci?

Negli ultimi mesi, l'intelligenza artificiale è entrata prepotentemente negli studi professionali, tra cui i consulenti del lavoro. ChatGPT, Claude, Gemini: strumenti straordinari, capaci di rispondere in pochi secondi a domande complesse, di redigere bozze di documenti e di fornire apparentemente tutte le risposte che cerchiamo. Ma quando si parla di Diritto del Lavoro - una disciplina in continua evoluzione, stratificata su centinaia di norme, CCNL, circolari ministeriali e sentenze - affidarsi a un chatbot generalista può trasformarsi in un rischio professionale.

Il problema delle "allucinazioni" dell'AI: quando l'intelligenza artificiale inventa

Il termine tecnico è "allucinazione": si tratta di quei momenti in cui un'intelligenza artificiale generativa produce informazioni false o inventate, presentandole però con un'autorevolezza tale da sembrare assolutamente credibili. E non parliamo di casi sporadici.

Nel marzo 2025, il Tribunale di Firenze ha sanzionato un avvocato la cui collaboratrice aveva utilizzato ChatGPT per redigere un atto difensivo. Il risultato? L'intelligenza artificiale aveva citato sei sentenze della Cassazione completamente inesistenti, con numeri di protocollo, date e massime inventate di sana pianta. Il giudice, verificando le fonti, ha scoperto l'inganno e sanzionato il legale per aver depositato un atto contenente riferimenti inesistenti. Questo in Italia, ma non si tratta certo di un caso isolato. Secondo un'analisi pubblicata da Wired nel luglio 2025, negli ultimi due anni sono emersi quasi 90 casi di allucinazioni dell'AI nei tribunali internazionali. A New York, un avvocato è stato sanzionato dopo aver citato sette precedenti giurisprudenziali fasulli generati da ChatGPT. Negli Stati Uniti, due giudici federali hanno ammesso pubblicamente errori in sentenze dovuti all'uso non controllato di intelligenza artificiale. Questi episodi evidenziano un reale problema che l’AI si porta con sé: gli strumenti generalisti non sono stati progettati per fornire risposte legali affidabili. La loro funzione è creare testi verosimili, non verificati. E nel Diritto del Lavoro, dove un errore su una normativa o su un termine di decadenza può costare caro, questa distinzione è fondamentale.

Perché il Diritto del Lavoro è particolarmente a rischio

Il Diritto del Lavoro presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente vulnerabile agli errori dell'intelligenza artificiale generalista:

1. Stratificazione normativa complessa. Il quadro normativo del lavoro è un labirinto di fonti: Codice Civile, Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/70), Jobs Act, Decreto Dignità, Collegato Lavoro (legge n. 203/2024), più di 900 Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro attivi, circolari INPS, provvedimenti dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro. Ogni normativa si sovrappone, modifica, integra le precedenti. Un chatbot generalista addestrato su "tutto il web" non può distinguere con precisione quale norma prevalga, quale sia abrogata o quale si applichi a un caso specifico.

2. Aggiornamenti continui. I CCNL vengono rinnovati con frequenza irregolare, introducendo modifiche su retribuzioni, orari, welfare aziendale, clausole di garanzia. Solo nel 2025 sono stati aperti tavoli per il rinnovo di decine di contratti (Funzioni Centrali, Sanità, Pubblica Amministrazione). Un'intelligenza artificiale non aggiornata in tempo reale su fonti certificate può fornire indicazioni basate su contratti scaduti o su versioni superate della normativa.

3. Interpretazioni giurisprudenziali vincolanti. La giurisprudenza della Cassazione e delle Corti territoriali plasma costantemente l'applicazione delle norme. Una sentenza recente può ribaltare un orientamento consolidato. Ad esempio, a dicembre 2025 la Cassazione ha ribadito il principio di vincolatività del CCNL fino alla scadenza, anche quando il datore tenti di sostituirlo unilateralmente. Un'AI generalista, che non ha accesso immediato a queste pronunce o che non è in grado di contestualizzarle correttamente, rischia di fornire indicazioni obsolete o errate.

4. Specificità settoriali e territoriali. Ogni settore ha le sue peculiarità: edilizia, commercio, metalmeccanica, pubblico impiego. Le discipline variano per orari di lavoro, straordinari, ferie, trattamento di fine rapporto. Un'intelligenza artificiale generalista tende a fornire risposte "medie", che possono essere fuorvianti o del tutto inapplicabili al caso concreto.

La differenza cruciale: AI generalista vs AI specializzata

Quando parliamo di chatbot generalisti come ChatGPT o Claude, ci riferiamo a Large Language Models (LLM) addestrati su miliardi di pagine web, libri, articoli, forum, blog. Il loro obiettivo è generare testi che "suonino" plausibili, non necessariamente corretti. Non hanno accesso a database giuridici certificati, non verificano le fonti, non distinguono tra un articolo di opinione e una sentenza vincolante.

Al contrario, un'intelligenza artificiale verticale - ossia specializzata in un settore specifico - è costruita su architetture diverse. Utilizza tecnologie come il RAG (Retrieval-Augmented Generation), che combina la capacità generativa dell'AI con il recupero di informazioni da fonti certificate. In pratica, prima di rispondere, l'AI interroga database giuridici validati (leggi, sentenze, CCNL ufficiali), recupera i documenti pertinenti e solo successivamente elabora una risposta basata su quei testi certi. Come evidenziato da uno studio pubblicato su Harvard Journal of Law & Technology nell'aprile 2025, l'architettura RAG "offre un'opportunità critica per rivalutare il potenziale trasformativo dell'AI nel lavoro legale", perché ancora il modello linguistico a un corpus predefinito di conoscenze verificate, riducendo drasticamente il rischio di allucinazioni.

Fonti certificate: l'unica garanzia contro l'errore

La vera discriminante tra un chatbot generalista e uno strumento professionale per il Diritto del Lavoro non è la potenza computazionale, ma la qualità e la certificazione delle fonti.

Un sistema professionale deve:

- Accedere a banche dati giuridiche aggiornate quotidianamente: Gazzetta Ufficiale, sentenze della Cassazione e delle corti territoriali, testi ufficiali dei CCNL pubblicati dalle organizzazioni sindacali firmatarie.

- Tracciare ogni affermazione con riferimenti precisi: ogni risposta deve indicare la norma, il comma, la sentenza o il contratto su cui si basa, permettendo al professionista di verificare immediatamente la fonte.

- Segnalare l'incertezza: quando una questione è controversa o oggetto di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, l'AI deve esplicitarlo, non fornire una risposta "inventata" per riempire il vuoto.

- Gestire la temporalità normativa: distinguere tra norme vigenti, abrogate, modificate, differite nell'applicazione.

In sostanza, non basta utilizzare un modello potente: serve che quel modello "ragioni" sui dati giusti.

La responsabilità professionale nell'era dell'AI

L'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale in ambito legale solleva questioni di responsabilità professionale sempre più urgenti. Il caso del Tribunale di Firenze ha stabilito un principio chiaro: l'avvocato risponde sempre della veridicità delle affermazioni contenute negli atti, anche quando queste sono state generate da un'AI. OpenAI stessa, dal 29 ottobre 2025, ha modificato le proprie policy vietando esplicitamente l'uso di ChatGPT per fornire consulenze mediche, legali o finanziarie personalizzate. La piattaforma può offrire "spiegazioni generali", ma non pareri professionali. Questo cambio di rotta è significativo: anche i creatori degli strumenti generalisti riconoscono i limiti e i rischi del loro utilizzo in contesti specialistici.

Per il professionista del Diritto del Lavoro, questo significa che affidare la ricerca normativa o la redazione di pareri a un chatbot generalista non riduce la responsabilità, ma ne aumenta i rischi. Il tempo risparmiato nella ricerca può trasformarsi in un danno reputazionale e professionale enorme se l'AI fornisce informazioni errate.

Cosa cerca davvero un consulente del lavoro o un avvocato giuslavorista

Chi opera quotidianamente nel Diritto del Lavoro non ha bisogno di un assistente che "provi a rispondere". Ha bisogno di be altro, tra cui:

- Certezza delle fonti: ogni informazione deve essere tracciabile a una norma, una sentenza, un CCNL ufficiale.

- Aggiornamento continuo: le modifiche normative e contrattuali devono essere recepite in tempo reale.

- Contesto settoriale: le risposte devono tenere conto delle specificità del settore di riferimento (commercio, industria, artigianato, pubblico impiego).

- Orientamenti giurisprudenziali: l'AI deve conoscere le massime della Cassazione e le pronunce rilevanti, non inventarle.

- Trasparenza nell'incertezza: quando una questione è aperta o dibattuta, il professionista deve saperlo, non ricevere una risposta "tranquillizzante" ma falsa.

L'intelligenza artificiale rappresenta sicuramente un'opportunità straordinaria per i professionisti del Diritto del Lavoro, in quanto può velocizzare ricerche, semplificare l'analisi di contratti complessi, supportare la redazione di documenti. Ma solo se costruita sulle fondamenta giuste.

Affidarsi a chatbot generalisti significa giocare alla roulette russa: a volte la risposta sarà corretta, altre volte sarà parziale, obsoleta o completamente inventata. E in un settore dove l'errore può costare una causa, un risarcimento o la reputazione professionale, questa aleatorietà non è accettabile. La differenza tra un assistente AI professionale e un chatbot gratuito non sta nella capacità di generare testo convincente, ma nella garanzia delle fonti, nella tracciabilità delle informazioni e nella specializzazione settoriale. Il Diritto del Lavoro non è un terreno per sperimentazioni: richiede precisione, aggiornamento costante e responsabilità. E richiede strumenti costruiti per questo scopo specifico.

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Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2026/01/08/consulenti-lavoro-serve-addestrata-fonti

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