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Archivio newsDivario retributivo di genere: dati dell’Osservatorio Confprofessioni
Confprofessioni, in audizione oggi alla Camera, ha esposto i dati racconti dall’Osservatorio nel 2024, in base ai quali le libere professioniste guadagnano solo il 54% dei colleghi uomini. Il decreto sulla parità retributive è dunque da accogliere con favore ma servono semplificazione, sistemi classificatori chiari e valorizzazione delle competenze professionali.
Il divario retributivo di genere nel lavoro autonomo professionale rimane ampio e strutturale. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio di Confprofessioni, nel 2024 le donne libere professioniste percepiscono in media solo il 54% del reddito dei colleghi uomini, un dato che evidenzia un progressivo ampliamento della distanza reddituale negli ultimi anni. Il gap emerge già nelle prime fasi della carriera e tende ad accentuarsi nel tempo, incidendo sulla continuità dell’attività, sull’accesso agli incarichi di maggior valore economico e sulla possibilità di conciliare responsabilità professionali e familiari. Su questo sfondo si è svolta oggi l’audizione di Confprofessioni presso la Commissione Lavoro della Camera sullo schema di decreto legislativo n. 379, attuativo della direttiva (UE) 2023/970 sulla parità retributiva. «Esprimiamo una valutazione positiva dell’impianto del decreto, che valorizza la contrattazione collettiva di qualità e rafforza gli strumenti di trasparenza necessari a far emergere e correggere disparità non giustificate», ha dichiarato Raffaele Loprete, componente della Giunta esecutiva di Confprofessioni con delega alle “Pari opportunità e politiche gender gap”, sottolineando l’importanza di sistemi classificatori chiari e aggiornati: «Chiediamo al legislatore di riconoscere in modo esplicito la conformità ai principi di parità dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, così da contrastare fenomeni di dumping contrattuale».Diana Larenza del Centro Studi di Confprofessioni ha inoltre richiamato l’esigenza di un’attuazione improntata a proporzionalità e semplificazione, evitando duplicazioni informative e valorizzando le banche dati pubbliche già esistenti: «Le micro e piccole imprese, pur escluse dagli adempimenti più onerosi, dovranno essere accompagnate in un percorso di maggiore consapevolezza, anche grazie al ruolo tecnico dei professionisti del lavoro, che operano quotidianamente con sistemi digitali integrati con le banche dati pubbliche e hanno esperienza nella gestione delle verifiche e del contenzioso». Copyright © - Riproduzione riservata
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