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Fondi sanitari integrativi: Confprofessioni chiede la revisione del decreto PNRR

Confprofessioni esprime forti perplessità sull’articolo 29 del decreto-legge PNRR, che introduce nuove disposizioni sulla vigilanza dei fondi sanitari integrativi attribuendo ulteriori poteri alla COVIP. Secondo la Confederazione, la norma risulta estranea alle finalità del provvedimento e rischia di incidere negativamente su un settore che rappresenta un pilastro del welfare integrativo italiano, coinvolgendo oltre 16 milioni di iscritti e generando più di 3 miliardi di euro di prestazioni annue. In una memoria presentata alla Commissione Bilancio della Camera, Confprofessioni evidenzia criticità di metodo e di merito: dall’attribuzione di poteri sanzionatori generici alla possibile sovrapposizione con altri sistemi di controllo già esistenti, fino all’introduzione di un contributo di vigilanza che potrebbe ridurre le risorse destinate alle prestazioni sanitarie.dei fondi sanitari mutualistici e con il percorso di approfondimento già avviato dal Parlamento..

Con una memoia presentata in Camera dei deputati il 6 marzo 2026 Confprofessioni esprime la propria contrarietà all’articolo 29 del decreto-legge PNRR: una norma fuori contesto, priva dei requisiti di necessità e urgenza, che rischia di indebolire i fondi sanitari integrativi e di produrre effetti negativi diretti sui cittadini, riducendo le risorse destinate alle loro prestazioni di cura. Chiediamo al Parlamento un ripensamento radicale». È questa la posizione di Confprofessioni illustrata alla Commissione Bilancio della Camera, attraverso una memoria che mette in luce una criticità di fondo: l’inserimento, all’articolo 29, di una riforma della vigilanza sui fondi sanitari estranea alle finalità del provvedimento e potenzialmente in contrasto con principi costituzionali. Secondo la Confederazione, la norma attribuisce alla COVIP poteri sanzionatori generici, senza definire violazioni e sanzioni, configurando una «delega in bianco che rischia di alterare l’equilibrio tra funzione legislativa e funzione di controllo». Inoltre, l’articolo interviene su un settore che il Parlamento sta già affrontando in un percorso organico, attraverso l’Indagine conoscitiva del Senato sulle forme integrative di previdenza e assistenza sanitaria. In tal senso «appare singolare che, invece di procedere attraverso un veicolo legislativo, la regolamentazione della materia venga delegata alla medesima autorità chiamata ad effettuare i controlli. Si tratta di un metodo che non può essere condiviso». Nella memoria viene evidenziato che i fondi sanitari sono già sottoposti a molteplici verifiche da parte di diverse autorità: «Introdurre un ulteriore livello di vigilanza senza una chiara mappatura delle competenze significa rischiare duplicazioni, sovrapposizioni e costi aggiuntivi che sottrarrebbero risorse alle prestazioni». La Confederazione, poi, sottolinea una pluralità di questioni di merito, facendo riferimento ad aspetti tecnici che non risulterebbero coerenti con un processo di efficace regolamentazione del settore: l’articolo 29 applica ai fondi sanitari logiche proprie della previdenza complementare e del settore assicurativo, ignorando le profonde differenze strutturali. «Importare modelli assicurativi in un sistema mutualistico rischia di snaturarne la funzione, aumentare i costi e ridurre le tutele», evidenzia la Confederazione. Particolarmente critica, inoltre, è la valutazione sul contributo di vigilanza fino allo 0,2 per mille delle risorse destinate alle prestazioni: «Si tratta di un prelievo che grava direttamente sulla capacità erogativa dei fondi, risorse che la contrattazione collettiva ha destinato alla salute dei lavoratori vengono sottratte alle prestazioni assistenziali per finanziare un nuovo apparato di controllo. In un sistema basato sulla contribuzione contenuta, ogni prelievo sulle “risorse destinate alle prestazioni” si traduce inevitabilmente in una contrazione dei servizi per i cittadini». «La nostra esperienza ultraventennale con Cadiprof dimostra che i fondi sanitari contrattuali, basati su risorse private e su un modello mutualistico, funzionano e garantiscono tutele efficaci senza gravare sulla finanza pubblica», sottolinea la Confederazione. «Appesantire questo sistema con requisiti non calibrati rischia di comprometterne l’efficienza e la capacità di rispondere tempestivamente ai bisogni di cura degli iscritti». «Non ci opponiamo al miglioramento della trasparenza, ma alla modalità con cui la riforma viene introdotta. In un comparto che coinvolge oltre 16 milioni di iscritti e oltre 3 miliardi di euro di prestazioni annue, un intervento non calibrato potrebbe compromettere la sostenibilità dei fondi, in particolare di quelli contrattuali, che rappresentano un pilastro essenziale del welfare integrativo italiano», conclude Confprofessioni. Copyright © - Riproduzione riservata

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Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2026/03/07/fondi-sanitari-integrativi-confprofessioni-chiede-revisione-decreto-pnrr

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