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L’industria tedesca alla prova dei mercati

La settimana comincia con i dati sull’industria tedesca. Sono i dati di febbraio, influenzati solo in parte dall’epidemia. Martedì tocca invece all’economia italiana: l’Istat fotografa la situazione di marzo, primo mese del lockdown. Giovedì tocca poi allo stato di salute della manifattura italiana. Sempre giovedì Unicredit deciderà nella prima assemblea digital, la strategia sui dividend.

Sono i dati di febbraio, quindi influenzati solo in parte dagli effetti paralizzanti dall’epidemia partita dalla Cina, piombata poi sull’Italia, diventata in fretta pandemia. La Germania, dove allora pareva che il Covid-19 non fosse arrivato, era (e rimane) tra i Paesi avari di dati sanitari (e di solidarietà nell’emergenza). Noi eravamo già alle prese con il Coronavirus, loro continuavano a parlare solo di picco influenzale (ma era tedesco, si è scoperto poi, il primo caso di contagio in Europa). Ciò non toglie che anche la loro industria incominciasse a risentirne, perché è così che funzionano le cose nel mondo globalizzato. Quanto, ce lo dirà tra oggi e domani Destatis: stamattina con il livello degli ordinativi, fra ventiquattr’ore con le statistiche sulla produzione.

Arriva la nota dell’Istat sull’andamento dell’economia nazionale. Fotograferà marzo, cioè il primo mese del lockdown: parziale all’inizio, pressocché totale dopo la prima decade. Sarà l’immagine ufficiale del contagio in termini di mancata produzione, mancato lavoro, mancati stipendi, redditi, entrate. E sarà la prima di una serie: la sintesi di quel che ci aspetta l’ha fatta, martedì 31 marzo, l’analisi in cui Confindustria prevede solo per il Prodotto interno lordo un crollo complessivo del 10% per l’intero semestre gennaio-giugno.

Se davvero, come tutti si augurano, fine aprile segnerà l’atteso addio all’emergenza sanitaria grazie al superamento del picco di contagi (previsto in questi giorni), fine maggio potrebbe essere lo spartiacque tra il lockdown e il progressivo ritorno alla normalità anche per le attività economiche. E’ un arco di tempo lungo, quando l’assenza di liquidità rischia di portare alla chiusura definitiva non poche attività imprenditoriali medio-piccole e, più ancora, di trascinare sull’orlo della rivolta sociale i molti italiani rimasti senza reddito. Il dato che l’Istat diffonderà oggi sulla produzione industriale di febbraio sarà solo un assaggio dell’effetto Covid sulla nostra manifattura. Effetto che secondo Confindustria, anche in questo caso più avanti dell’Istituto di statistica, definisce “devastante” appoggiando il giudizio già sulle stime di marzo e dell’intero primo trimestre: -16,6% e -5,4%.

Ieri Ubi, prima ancora Mps. La stagione delle assemblee bancarie si è aperta e, quest’anno, per tutte c’è il congelamento del dividendo (come da “raccomandazione” Bce), per molte anche la rinuncia del top management almeno ai bonus (come da “invito” alla moderazione lanciato dalla stessa Bce, dall’Eba e, nel nostro Paese, dalla Banca d’Italia). Per Unicredit ci saranno l’una, l’altro (ma non sui bonus 2020), e un terzo segno dei tempi segnati dal Coronavirus: quella di oggi sarà un’assemblea a porte chiuse. Nessuna presenza fisica, il voto è ammesso solo per delega. L’estenuante (spesso) rito delle domande? Si è già svolto. Online.

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/impresa/finanza/quotidiano/2020/04/04/industria-tedesca-prova-mercati

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