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L’analisi del passaggio alla nuova ZES unica

Assonime, con la nota n. 6/2023 in materia di Zone Economiche Speciali analizza l’esperienza italiana delle ZES, a partire dalla loro istituzione nel 2017, fino alla recente riforma destinata a entrare in vigore dal 1° gennaio 2024. In particolare il documento illustra le principali caratteristiche delle otto ZES, sei regionali e due interregionali, attualmente presenti nel territorio del Sud Italia ed effettua una prima ricognizione delle novità che caratterizzano la ZES Unica, destinata a estendere dal prossimo anno le misure di semplificazione amministrativa e il credito d’imposta per gli investimenti a tutto il Mezzogiorno, con rilevanti cambiamenti anche per quanto riguarda la governance.

Assonime ha pubblicato la nota 6/2023 dal titolo “Le Zone Economiche Speciali in Italia: le ZES regionali e interregionali (2017-2023) e l’introduzione della nuova ZES Unica” con cui viene illustrata l’esperienza italiana delle Zone Economiche Speciali (ZES), a partire dalla loro istituzione nel 2017, fino alla recente riforma destinata a entrare in vigore dal 1° gennaio 2024.Le ZES costituiscono uno strumento di politica industriale diffuso a livello globale, ad oggi, sono circa 6.000 in tutto il mondo, con un’alta concentrazione in Cina, volto ad attirare investimenti e attività produttive all’interno dei territori nei quali sono istituite facendo leva su incentivi fiscali, semplificazioni amministrative e misure di sostegno agli investimenti. Istituite in Italia nel 2017, le Zone Economiche Speciali (ZES) prevedono regole amministrative e burocratiche semplificate, oltre a agevolazioni fiscali (principalmente, in forma di credito di imposta) e doganali per favorire lo sviluppo delle imprese già operative, o di nuovo insediamento, che effettuano investimenti nel territorio delle regioni del Mezzogiorno. Dopo un percorso attuativo complesso, le ZES sono diventate operative solo tra il 2021 e il 2022 quando, con il loro inserimento tra gli obiettivi del PNRR, sono stati ridefiniti e aumentati i poteri autorizzativi dei Commissari straordinari e questi ultimi sono stati dotati di una struttura tecnica di supporto; inoltre, dall’estate del 2022 è operativo per ogni ZES uno “sportello unico digitale” (SUD) online, al quale le imprese possono presentare istanza per ottenere il rilascio di autorizzazioni rapide e semplificate (tipicamente di carattere urbanistico e ambientale) per avviare nuovi investimenti. Il PNRR ha destinato: - 630 milioni di euro per interventi infrastrutturali nelle ZES, volti a collegare queste aree alla rete nazionale dei trasporti e alle reti transeuropee, - 1,2 miliardi di euro per l’ammodernamento e il potenziamento dei porti del Sud che ricadono al loro interno. Le misure di semplificazione burocratica sopra richiamate sembrano aver contribuito positivamente alla gestione dei bandi del PNRR afferenti alle ZES, che risultano in gran parte aggiudicati o in corso di aggiudicazione. In questo scenario è recentemente intervenuta la riforma presentata dal Governo, che prevede l’istituzione di una ZES unica per il Mezzogiorno, destinata a sostituire, dal 1° gennaio 2024, le attuali 8 ZES, regionali e interregionali. Il Note e Studi di Assonime illustra le principali caratteristiche delle otto ZES, sei regionali e due interregionali, attualmente presenti nel territorio del Sud Italia ed effettua una prima ricognizione delle novità che caratterizzano la ZES Unica, destinata a estendere dal prossimo anno le misure di semplificazione amministrativa e il credito d’imposta per gli investimenti a tutto il Mezzogiorno, con rilevanti cambiamenti anche per quanto riguarda la governance. Copyright © - Riproduzione riservata

Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/quotidiano/2023/11/03/analisi-passaggio-nuova-zes-unica

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